Elytrigia repens

Noto
Foto della pianta
Disegno della pianta
Nome scientifico
Elytrigia repens
Nome comune
Gramigna
Specie
Elytrigia repens
Famiglia
Poaceae
Fioritura
da Giugno a Settembre
Luogo
Europa, Africa e Asia

Descrizione

La gramigna presenta un lungo rizoma strisciante e cavo, da cui si dipartono dei rami aerei con grossi nodi, dai nodi si staccano inferiormente le radici e superiormente i fusti.

Le foglie sono lunghe 20-30 cm., ruvide superiormente, lisce inferiormente, il margine è ruvido per la presenza di piccoli denti. L’infiorescenza è formata da tre-sette spighe, simili a quelle del grano, è composta da una decina di spighette, ognuno di questi fiori sono racchiuse le glumette. Il frutto è una cariosside. 

Storia

L’etimologia del nome di questa pianta deriva dal greco agros = campo e piros = frumento, cioè grano selvatico per la somiglianza delle sue spighe a quelle del grano. La seconda parte del suo nome deriva latino repere = strisciare. È stata utilizzata in fitoterapia nella Grecia classica. I cani ammalati sono soliti dissotterrarne e mangiarne le radici e gli erboristi medioevali la usavano per il trattamento delle infiammazioni delle vesciche. I rizomi essiccati venivano spezzati e utilizzati come incenso durante il medioevo in Nord Europa, dove altri tipi di resine a base di incenso non erano disponibili.

Caratteristiche

I rizomi freschi sono utilizzati in cucina come anche le giovani foglie e germogli. Con questa pianta si è prodotto anche un surrogato del caffè. 

Miti, leggende e simboli

Secondo la leggenda, durante la creazione del mondo, Dio diede origine a tantissime famiglie di piante tra cui quella delle graminacee: il grano utile per fare il pane, il riso coltivato nelle zone paludose delle pianure, l'avena, l'orzo e il granturco utilizzati per nutrire gli animali ed infine la gramigna che era la più rigogliosa, di tutte le piante.

La gramigna però, consapevole della propria bellezza, diventava sempre più superba.

Una leggenda narra che una notte, mentre uomini e animali dormivano tranquilli passò sopra i campi e i boschi il diavolo avvolto nel suo mantello nero come la pece. Il demonio andava in cerca di esseri malvagi da portare all'inferno e, quando fu sopra la pianta di gramigna, sentì la superbia che emanava, così, per farla morire, le gettò addosso una manciata di cenere ancora rovente. La pianta, terrorizzata, per non farsi colpire, penetrò sotto terra allungando e ramificando enormemente le sue radici. Da quel giorno la gramigna strisciò con il fusto sul terreno diventando infestante e dannosa per le altre piante, tanto che l'uomo la chiamò "zizzania", la strappò e la bruciò come un'erbaccia. Il Creatore però ne ebbe compassione e rese utili le sue radici.