Chiesa

Chiesa

Title: Chiesa San Giuliano ai Crociferi

Chiesa San Giuliano ai Crociferi

Descrizione

Sul frontone spezzato, che sovrasta il portale d’ingresso, poggiano due figure allegoriche femminili e il breve sagrato, invece, è decorato da una tessitura di sassi bianchi e neri. 

La cupola è avvolta da un loggiato poligonale, dove le religiose, spesso provenienti da famiglie della nobiltà catanese, seguivano la processione della festa di S. Agata che, la notte del giorno 5, saliva lungo la Via Antonino Di Sangiuliano. L’interno, avvolto da una suggestiva luce dorata, è composto da un grande spazio ottagonale in cui trovano posto le ampie cappelle e gli altari. 

Tra il 1743 ed il 1749 circa venne costruito il prospetto su Via dei Crociferi, ispirato a modelli del barocco romano.

L’intero edificio viene completato intorno al 1754 e adornato nella prima metà dell’Ottocento.

Title: Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

Descrizione

La chiesa di San Domenico è una architettura fra le più importanti del barocco. Fu edificata come istituzione conventuale dei padri domenicani presenti già in Noto antica fra il 1703 ed 1727. 

La facciata è a due ordini, il primo dorico ed il secondo ionico, mentre la parte centrale sporge verso la strada con forma convessa. 

L'interno è strutturato su una pianta a croce greca allungata, con cinque cupole riccamente decorate da stucchi e con altari laterali con dipinti settecenteschi, tra i quali spicca in particolare la Madonna del Rosario di Vito D'Anna. 

L'ex convento è stato in gran parte ricostruito eccetto che nell'ala verso sud.

Riferimenti storici

L’ex convento adiacente fu la nona istituzione dell'Ordine dei frati predicatori in terra di Sicilia, fondata nel 1344 e originariamente sotto il titolo dell'Annunziata.

Note bibliografiche

Tobriner, S.,  La genesi di Noto, Bari, Edizioni Dedalo, 1989.
Touring Club Italiano-La Biblioteca di Repubblica, L'Italia: Sicilia, Touring editore, 2004.
Lopez, J.,  "Quinta parte dell'Istoria di San Domenico, e del suo Ordine de' Predicatori’’, pagina 366.

Title: Chiesa della Badia di Sant'Agata

Chiesa della Badia di Sant'Agata

Descrizione

La Badia di Sant’Agata è una delle maggiori espressioni del tardo-barocco siciliano, nella quale l’architetto settecentesco realizza, nella pianta centrale, una soluzione spaziale dall’ampio respiro, con chiari riferimenti alle soluzioni architettoniche sperimentate a Roma ad opera di Borromini e di altri artisti. L’impianto planimetrico della chiesa è a pianta centrale con accentuazione dell’asse longitudinale rispetto a quello trasversale. La predominanza spaziale dell’ambiente circolare centrale è accentuata dallo slancio verticale della cupola. Le note cromatiche presenti sono quelle degli altari in marmo giallo di Castronovo e delle statue di stucco marmoreo poste sopra ogni altarino che raffigurano Sant’Agata con due puttini, nell’altare maggiore, e Sant’Euplio, San Giuseppe, l’Immacolata Concezione e San Benedetto negli altri quattro, tutte opere di Giovan Battista Marino.

Title: Chiesa di Santa Chiara

Chiesa di Santa Chiara

Descrizione

Progettata da Rosario Gagliardi intorno al 1730, venne completata nel 1758 e fu annessa al monastero. 

L'esterno è caratterizzato dalla presenza di una torre campanaria, ornata negli angoli da due capitelli. All’interno presenta una pianta centrale di forma ellittica, sul modello delle chiese ellittiche romane edificate tra Cinquecento e Seicento. Lo stile architettonico barocco si riconosce grazie alle numerose decorazioni con stucchi e putti. Sulle dodici colonne interne sono presenti le statue degli apostoli, eseguite dal decoratore e stuccatore Basile. Nell'altare di destra è conservata la pala del 1854, I Santi Benedetto e Scolastica, del pittore palermitano Salvatore Lo Forte.  In quello di sinistra è, invece, custodita una Madonna col Bambino cinquecentesca in marmo, attribuita ad Antonello Gagini.

Riferimenti storici

Originariamente l'unico portale della chiesa era quello situato lungo Corso Vittorio Emanuele, ma  verso la fine del XVIII secolo ne fu aggiunto un altro dal lato di via Pier Capponi, a causa di alcuni lavori lungo il Corso. Dopo il completamento dei lavori fu però riscontrato un notevole abbassamento del piano stradale, che rese pertanto inagibile il portale originario, tanto che oggi l'unico accesso alla chiesa è quello da via Pier Capponi.

La chiesa è stata oggetto di lunghi lavori di restauro, conclusi nel 2006 a cura dello Studio di ingegneria Stancanelli-Russo di Catania e dell'Architetto Giovanni Amandorla di Palermo.

Title: Santuario Santa Maria della Stella

Santuario Santa Maria della Stella

Descrizione

L'aspetto architettonico della Chiesa ripercorre quello delle chiese a volume retto, caratterizzato da grandi volute di raccordo e timpano conclusivo. 

Nelle decorazioni vistose delle cornici, del portale, dei capitelli e delle paraste, si esprime l’originalità e la fantasia dello stile tardo-barocco della Val di Noto.

Riferimenti storici

La Chiesa di S. Maria della Stella venne ubicata alla periferia Est dell’antico centro abitato. 

La scelta di questo sito non fu casuale, perché vicino si trovava già uno dei luoghi di culto più antichi di Militello, ossia quello conosciuto come cripta dello Spirito Santo, una cappella ipogea riconducibile al periodo tardo-antico e proto-bizantino, connessa all’abitato rupestre dell’antico casale. I Normanni vollero stabilire una relazione di continuità tra il luogo di culto più antico di Militello e la Chiesa di S. Maria. 

Anche sulla Chiesa di S. Maria della Stella venne esercitato dai re di Sicilia e dai signori di Militello  il diritto di Regio Patronato, per il quale spettava direttamente al sovrano la nomina dei parroci, come anche la cura dell’edificio e la sua amministrazione. Dopo il terremoto, la parrocchia trovò una sede provvisoria presso la Chiesa di S. Pietro, mentre i lavori di costruzione della Chiesa proseguirono per circa un ventennio. Fu sotto il parroco don Bartolomeo Calabrò, nel 1741, che venne consacrata e aperta al culto la nuova Chiesa, completa con i primi due ordini della facciata, della navata centrale e delle cinque cappelle, mentre il terzo ordine della facciata fu completato nel 1765, e la torre campanaria nel 1815.

Iconografia

Nella Chiesa era esposta un’icona della Vergine col Bambino, raffigurata con le tre stelle dell’iconografia bizantina: due sul petto e una sulla fronte, simbolo della triplice verginità di Maria (prima, durante e dopo il parto).

Successivamente nominata della Stella, in riferimento sia a uno dei simboli biblici di Cristo che a uno dei titoli della tradizione mariana.

Title: Chiesa San Giuseppe

Chiesa San Giuseppe

Descrizione

La facciata a tre ordini, ricca di intagli e sculture, è ornata dalle grandi statue dei Santi dell'ordine Benedettino: San Benedetto e San Mauro in alto, Santa Gertrude e Santa Scolastica in basso. Due statue più piccole, ai lati del portone d'ingresso, raffigurano San Gregorio Magno e Sant'Agostino.

Quattro pilastri e quattro colonne, caratterizzate da una vistosa rastremazione verso la base e poste su alti basamenti, dividono il prospetto in tre partiti, dove i due laterali hanno soltanto il primo ordine e terminano con le due statue, affiancate a grandi volute.

Il partito centrale, convesso a due ordini, termina con un timpano spezzato sopra il quale si trova la cella campanaria, a tre luci, sormontata da un fregio: nel primo ordine si apre il portone d'ingresso, sormontato da un fregio a motivi vegetali; nel secondo si apre, invece, una grande finestra con la grata in ferro battuto "a petto d'oca".

L'interno presenta una pianta ovale. La copertura è costituita da una grande volta a cupola, al centro della quale si trova un affresco di Sebastiano Monaco, raffigurante la Gloria di San Giuseppe con San Benedetto. La volta e le pareti sono decorate da stucchi a motivi neoclassici,  gli altari sono rivestiti di vetro dipinto ad imitazione del marmo e sono sormontati da grandi tele di Tommaso Pollace e Giuseppe Crestadoro, raffiguranti La Trinità, San Mauro, San Benedetto e Santa Gertrude. Il pavimento è in lastre di calcare bianco con intarsi in pietra pece e mattonelle in maiolica. Nelle nicchie del vestibolo d'ingresso si conservano le statue di San Benedetto, del XVII secolo, e di San Giuseppe, del 1785. 

Riferimenti storici

La storia del Monastero “S. Giuseppe” inizia quando Carlo Giavanti, barone di Buxello e Saccubino, si impegnò a sostenere la realizzazione di un monastero di Montevergine, sotto il titolo di San Giuseppe, mettendo a disposizione un vasto complesso di fabbricati di sua proprietà, insieme con dei terreni e delle rendite che ne garantirono il sostentamento. Egli interviene a favore del nascente monastero, assumendosi l’onore del mantenimento del parroco della chiesa, al quale assegna uno stipendio annuale grazie alle rendite di alcune terre e di un giardino. Tuttavia il barone muore nel settembre del 1606, senza poter assistere all’apertura del monastero che, seppur completo, ancora oggi non è abitato.

Title: Abbazia di San Benedetto

Abbazia di San Benedetto

Descrizione

Questa abbazia, nonostante le distruzioni del terremoto del 1693, conserva ancora intatta la sua qualità spaziale seicentesca.

All’interno è a navata unica con un profondo presbiterio e triburio a crocera, con tre cappelle per parte. 

La facciata possiede, al primo ordine, tre campi definiti da paraste doriche, con trabeazione a fregio a triglifi e metope figurate, mentre al secondo ordine ionico è limitato al campo centrale, con trabeazione che presenta nel fregio bombato un bassorilievo continuo. 

Il prospetto del convento, scandito dall’ordine gigante tuscanico, mostra una distribuzione di finestre di disegni vari, oculi ovali e di balconi. Le membrature architettoniche sono impreziosite da volute, cartocci, putti, mascheroni, conchiglie, festoni, e i prospetti laterali hanno un impianto semplificato.

La terza cappella di destra è dedicata a S. Gertrude e alle due estremità del transetto ci sono altari uguali, in marmo, dove a destra si trova una statua in legno policromo della Madonna del Rosario; 

La seconda cappella a sinistra accoglie l’Ultima comunione di San Benedetto, pala di Sebastiano Conca.

La prima cappella a sinistra, sede del battistero, mostra il Martirio di S. Sebastiano, pala di ignoto del ’700.

Riferimenti storici

Il complesso monumentale fu fondato nel 1614 per volontà del Principe don Francesco Branciforte e della moglie donna Giovanna d'Austria, dove la spesa superò gli 80.000 scudi. I lavori iniziarono nel 1616 e furono terminati nel 1646, come si legge nella lapide posta sulla porta maggiore.

La struttura ed il disegno sono ad opera di Padre Valeriano De Franchis.

Title: Cattedrale S. Giovanni Battista

Cattedrale S. Giovanni Battista

Descrizione

La facciata dell’edificio si presenta con numerosi intagli e sculture. 

È divisa in 5 parti da grandi colonne ed è arricchita da tre maestosi portali, dove quello centrale è ornata da colonne e statue dell’Immacolata, del Battista e di San Giovanni Evangelista. Davanti alla Cattedrale si trova un ampio sacrato e sul lato sinistro della Cattedrale vi è il campanile alto circa 50 metri. 

L’interno è a croce latina, con tre navate divise da colonne che nel 1777 i fratelli Gianforma decorarono con pregevoli stucchi, e anche delle grandi nicchie circondate da statue. All’incrocio del transetto, ornato da statue rappresentanti la Fede, la Speranza, la Carità e il Padreterno, con la navata centrale si trova la cupola, restaurata nei primi anni del XX secolo. L’altare maggiore è caratterizzato da un baldacchino dell’800 in velluto rosso e rifinito in oro. Molto particolare è la pavimentazione fatta da lastre in pece nera, adornata da disegni in pietra calcarea bianca,   realizzata nel 1848.

Riferimenti storici

La cattedrale di San Giovanni Battista sorgeva anticamente nell’antico centro della città di Ragusa. Dopo il terremoto del 1693 fu ricostruita nel cuore del nuovo centro abitato di Ragusa: era una chiesa piccola che mal si adattava alle esigenze di una popolazione in crescita, perciò nel 1718 fu ampliata e restaurata. 

Nel XIX secolo le navate laterali originarie vennero sostituite da piccole cappelle, con all’interno degli altari e venne realizzata la pavimentazione di lastre di pietra pece con intarsi in calcare bianco. 

Il 6 maggio 1950 con la costituzione della Diocesi di Ragusa divenne Cattedrale.

Title: Chiesa Madre di San Nicolò e del S.S. Salvatore

Chiesa Madre di San Nicolò e del S.S. Salvatore

Descrizione

L'esterno della chiesa è a prospetto tardo-barocco, scandito da otto grandi paraste con alti basamenti e capitelli corinzi. Il portale centrale presenta colonne binate e timpano ad arco spezzato e le due porte laterali sono sormontate da finestre a rosone. 

L'interno della chiesa è a croce latina e presenta tre navate divise da cinque arcate, sorrette da dodici pilastri con capitelli ionici, decorate da raffinati stucchi settecenteschi, e nei pennacchi della cupola ci sono le statue dei quattro evangelisti. Gli affreschi presenti nella volta e nell'abside raffigurano scene della vita di San Nicola e i Misteri gloriosi di Gesù.

Riferimenti storici

L'origine della Chiesa Madre di Militello in Val di Catania risale addirittura al tempo della dominazione bizantina in Sicilia. Si deduce che questa Chiesa Madre dedicata a San Nicolò esisteva a Militello prima del IX secolo d.C, e nel corso dei secoli successivi, la fabbrica della Chiesa venne sempre più ampliata fino all’edificazione del campanile, dove i lavori ebbero inizio nei primi anni ’50 del XVIII sec. Ma con il violento terremoto dell’11 Gennaio 1693 la chiesa si ridusse ad un immenso cumulo di macerie, perciò venne successivamente restaurata e venne aggiunto il finestrone nel 1755, concludendo i lavori nel decennio in corso. 

La realizzazione della meravigliosa Sacra del SS. Salvatore venne eseguita nel 1818 dallo scultore palermitano Girolamo Bagnasco su interessamento delle nobili e potenti famiglie militellesi dei Majorana, della Nicchiara e dei Rejna, mentre il fercolo dello stesso simulacro venne creato nel 1842 dal ragusano Domenico Leone.

Iconografia

Nei documenti di carattere religioso, il più antico si rileva nel "De Veteribus Recentioribusque rebus Siculis" dello storico Santo Policastro, con la citazione del passaggio in città, nel 1085, del gran Conte Ruggero d’Altavilla, il quale, per la speciale devozione professata verso S. Nicolò, riconsacra la chiesa come la “maggiore”.

Title: Chiesa S. Maria dell’Itria

Chiesa S. Maria dell’Itria

Descrizione

La facciata della chiesa si sviluppa in due ordini divisi da un grande cornicione e scandita da quattro paraste. Il portale centrale presenta decorazioni con foglie intrecciate e un finestrone che lo sovrasta, mentre, ai lati, vi sono due grandi finestre ovali. 

L’interno della chiesa è a tre navate, divise da dieci colonne di pietra bianca e sormontate da capitelli corinzi. Ai lati dell’abside, nella cappella che chiude la navata di sinistra, è situato l’altare in stile barocco, con colonne a tortiglioni, che ospita un quadro seicentesco di notevole pregio in cui si raffigura San Giuliano e San Giovanni Battista, mentre sull’altare che chiude la navata destra è collocato un Crocifisso di scuola spagnola. Sulla parete di sinistra si trova un dipinto della Madonna delle Sette Spade con i santi Eligio e Lorenzo,  e una tela con San Corrado da Piacenza e il Beato Guglielmo da Scicli che reggono un quadro della Madonna. 

All’esterno, sulla destra della chiesa, è presente una cappella dedicata all’Addolorata, con altare di marmo e l’urna lignea con il Cristo Morto. Sulla volta è presente un affresco raffigurante l’Assunzione e l’Incoronazione di Maria, mentre sul pavimento si trovano il simbolo della Croce dei Cavalieri di Malta e tre lastre tombali, tutte in pietra pece, che indicano le sepolture del popolo, del clero e della famiglia Cosentini. 

Al fianco della chiesa si innalza una particolare torre campanaria, coronata da una balaustra a pilastrini e sormontata dal tamburo ottagonale che termina con una cupoletta. La splendida cupola è con la sua copertura di ceramiche color blu cobalto.

Riferimenti storici

La chiesa di San Giuliano è del XIV sec, poi fu ricostruita dall'Ordine dei Cavalieri di Malta fra il 1629 e il 1639. Nel 1626, infatti, il cavaliere Blandano Arezzo La Rocca, appartenente all'Ordine dei Cavalieri di Malta, fece costruire al posto dell'antica chiesa bizantina la nuova chiesa della Madonna dell'Itria (o Idria).

Questa chiesa, infatti, rappresenta l’unica dell'Ordine di Malta a Ragusa ed era molto più piccola e molto diversa rispetto a quella che fu ricostruita dopo il terremoto del 1693, dove poi infatti, successivamente, fu ricostruita ed ampliata nelle sue forme attuali. 

Il nome della chiesa quasi sicuramente trae origine dalla parola greca "odygidria" che significa Madonna delle acque, per via di alcune vene idriche presenti nella zona, successivamente la parola fu poi trasformata nel dialetto locale in "Itria".

Riferimenti Botanici

Utilizzo delle foglie di Acanto e delle decorazioni delle pareti della torre campanaria in terracotta policomia, con disegni di vasi e fiori in stile rococò dai tipici colori della Sicilia.

Title: Chiesa della Madonna della Catena

Chiesa della Madonna della Catena

Descrizione

La chiesa della Madonna della Catena è una delle poche costruzioni sopravvissute al terremoto del 1693. Venne edificata nel 1541 per ospitare forse una confraternita di donne, nel cui prospetto era presente un’edicola raffigurante la Madonna della Catena. Nel 1616 vi si insediò la confraternita del SS. Crocifisso al Calvario che nel 1652 si prese cura della sua riedificazione.  

La chiesa adotta un'oratorio, un'aula ad uso delle funzioni sacre e delle assemblee dei confrati. 

La facciata presenta due porte affiancate, con valenza funzionale e simbolica. 

Le due porte presenti erano una ad uso comune, l'altra sembrava fosse riservata al passaggio dei funerali dei confrati. Lungo le pareti laterali scorreva un sedile continuo per le assemblee dei confrati, mentre per le funzioni sacre si usavano le sedie.

La parete di fondo, a semicolonne e trabeazione, inquadrava l'arco trionfale e due nicchie laterali per statue di santi. L'interno dell'aula è stato decorato, nell'ultimo quarto del secolo XVII, e presenta una straordinaria decorazione a stucco, opera del 1690, raffigurante i Misteri gaudiosi del Santo Rosario nel registro superiore e dodici Sante vergini, incorniciate in quello inferiore da putti, festoni e cornucopie, e in quello superiore da scene con i Misteri gaudiosi. 

Un pantheon tutto femminile, in cui le sante, in abiti di gala a trine e fiocchi, esibiscono le loro grazie dalle nicchie, circondate da angeli e strette tra cartocci, festoni, conchiglie, putti e cornucopie. A completare l’insieme un soffitto ligneo intarsiato a cassettoni del 1674 e una bella cantoria lignea intagliata e dorata dove era collocato l’organo (ora trasferito nella navata). Nell’altare maggiore, in parte rifatto nel XIX secolo, è collocata la statua della Madonna della Catena.

Riferimenti Botanici

Le ghirlande fitte di mele cotogne esprimono l'intento supplementare di far incutugnare, cioè far dispetto ai rivali confrati del Purgatorio.

Title: Duomo di San Giorgio

Duomo di San Giorgio

Descrizione

La cupola è sorretta da 16 colonne di gusto neoclassico, è alta 43 metri ed ispirata a quella del Pantheon di Parigi. L’edificio religioso si pone maestoso al di sopra di una monumentale scalinata e la sua posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante ne accentua l’imponenza. La facciata, a tre ordini, segue lo schema della facciata “a torre”: si sviluppa verso l’alto in modo piramidale e ingloba il campanile nel prospetto, terminando con una cuspide a bulbo. 

Il portone centrale è finemente scolpito con sei altorilievi, realizzati dal palermitano Vincenzo Fiorelli, raffiguranti scene del Martirio di San Giorgio. Nel secondo ordine trova posto una cornice con intagli, impreziosito da una vetrata colorata raffigurante San Giorgio nell’atto di uccidere il drago; ai lati, su due artistiche volute, le statue equestri di San Giorgio e di San Giacomo Apostolo. Il terzo ordine ospita la cella campanaria sopra la quale campeggia un antico orologio e ai lati della quale, sulle volute laterali, sono installate due statue di San Pietro e San Paolo. 

L’interno è a croce latina, con tre navate separate da due file di robuste colonne: in alto la navata maggiore, coperta da una volte a botte, e presenta delle finestre chiuse da vetri colorati, di cui 13 rappresentano gli episodi del Martirio di San Giorgio, realizzati su disegni di Amalia Panigatti.

Sulla  navata centrale è installato il monumentale organo di fine Ottocento; nelle navate laterali vi sono 13 cappelle decorate con pregevoli dipinti, quello del Riposo in Egitto dipinta da Dario Guerci nel 1864 e quella della Immacolata e del San Nicola di Vito D’Anna. 

Sopra gli ingressi laterali sono presenti due nicchie, dove sono conservati i due simulacri, che vengono portati in processione per le strade durante la festa patronale della città. In una nicchia si conserva l’Arca Santa e l’urna reliquia in argento dei primi dell’Ottocento. Nella nicchia sopra l’ingresso laterale sinistro, vi è il simulacro di San Giorgio, Patrono di Ragusa Ibla.

Riferimenti storici

La primordiale chiesa venne infatti gravemente danneggiata dal terremoto, restando in piedi parte della facciata, alcune cappelle e parte della Cappella maggiore. Per cui venne costruito un ampio locale adiacente alla navata sinistra del vecchio tempio, in cui poter svolgere le sacre funzioni. 

Nel secondo quarto del secolo XVIII si pensò al trasferimento della chiesa in una posizione più centrale: i lavori furono iniziati nel 1739, mentre la cupola verso il 1810 e nel 1890 fu eseguita ed installata la magnifica cancellata in ferro sormontata da una piccola statua equestre di San Giorgio, che cinge la scalinata e accresce l’effetto ascensionale.

Title: Chiesa dei SS. Angeli Custodi

Chiesa dei SS. Angeli Custodi

Descrizione

La chiesa, dedicata a san Michele Arcangelo, era sede della “Compagnia dei Bianchi o della Carità”. Questa Compagnia si occupava dell’antico ospedale, che aveva sede nell’edificio adiacente la chiesa; La Confraternita aveva lo scopo di assistere i moribondi, dare onorata sepoltura ai poveri, raccogliere elemosine per le messe di suffragio. 

Il prospetto della chiesa dei “Santi Angeli Custodi”, d'epoca posteriore al terremoto del 1693, adotta uno schema seicentesco, con due porte e finestrone superiore espanso in volute laterali. La pianta è ad aula rettangolare e il pavimento, in maiolica calatina (1785), reca lo stemma della “Confraternita degli Agonizzanti”.

Title: Chiesa S. Bartolomeo

Chiesa S. Bartolomeo

Descrizione

Essendo una delle chiese più antiche e belle di Scicli, la facciata piramidale a tre ordini sintetizza vari stili artistici-architettonici, composto da vari ordini, dove il primo presenta colonne di stile tuscanico che fiancheggiano il cancello, con le statue di S. Pietro e S. Paolo, e il secondo ordine ospita, nella parte centrale, la statua dell’Immacolata con corona, aureola con stelle, e falce di luna ai piedi. Sopra l’arco della nicchia dell’Immacolata è scolpito lo stemma della Chiesa di S. Bartolomeo, con corona radiata, con in mano lo scettro della Collegiata e il coltello, simbolo del martirio del Santo, e ai lati, le statue di S. Bartolomeo e S. Guglielmo eremita, e il terzo ordine ospita la cella campanaria. 

L’interno, a navata unica, mostra una pianta a croce latina, con il transetto in posizione centrale, le cappelle incassate e l’abside rettangolare. Di grande interesse è la pala d’altare, raffigurante il “Martirio di San Bartolomeo”, opera di Francesco Pascucci datata 1779. Nel transetto di destra è custodita la “Santa Cassa”, un reliquiario in argento del 1862, su cui è posto un Gesù Bambino ligneo. Opera d’arte inimitabile e di altissima qualità è sicuramente il presepe ligneo settecentesco di scuola napoletana, attribuito a Pietro Padula e collocato nel transetto di sinistra, e di fronte ad esso, nello stesso transetto, è esposto un’interessante tela raffigurante “La Deposizione”, in cui sono rappresentate le scene della Deposizione di Gesù e lo svenimento della Vergine Maria. 

Riferimenti storici

Secondo la storia la chiesa di San Bartolomeo fu fondata già nel XV sec. e resistette, in larga parte, al devastante terremoto del 1693, ma fu riedificata a partire dall’anno 1752 con lavori che continuarono fino al tardo Ottocento.

Il prospetto, avviato alle fine del Settecento, fu rielaborato e concluso nel terzo ordine solo nel 1815. Nel 1822 furono realizzati lo spiazzale e il cancello in ferro battuto.

Iconografia

Le rappresentazioni dell’Immacolata Concezione che calpesta il serpente o ha la luna ai suoi piedi, o anche con il serpente che ha la luna sotto i piedi, sono molto rappresentate soprattutto nell’iconografia tarda-rinascimentale ed in ambiente occidentale. La falce di luna la troviamo rappresentata anche nella stessa Artemide/Diana pagana, spesso sul capo, come segno della verginità della stessa, oltre che nella Iside egiziana. La luna come simbolo della mutevolezza della stessa materia, il suo ciclo temporale e soprattutto il suo essere riflesso dell’astro per eccellenza. L’Immacolata eleva la materia stessa verso il cielo, la cui corona di stelle, dodici come i mesi, i segni zodiacali, le tribù di Israele discendenti dai figli di Giacobbe, sembrano inglobare il senso compiuto del mondo. 

Il martirio di S.Bartolomeo viene simboleggiato con il coltello.

Riferimenti Botanici

Palma, simbolo della vittoria del martire.

Title: Basilica di San Sebastiano

Basilica di San Sebastiano

Descrizione

Scenograficamente composta da una scalinata, la maestosa facciata barocca, realizzata in pietra giuggiolona, è ripartita su tre ordini rispettivamente divisi in tre corpi delimitati da lesene binate, ed un unico corpo centrale costituisce il terzo livello. I portali laterali sono delimitati da colonne scanalate, sormontate da capitelli corinzi e da timpani sovrapposti ad arco spezzato. Il portale centrale presenta una coppia di leoni in pietra bianca e le decorazioni in rilievo abbelliscono gli alti plinti delle colonne binate.

Il secondo ordine, delimitato da pilastri acroteriali, comprende grandi volute a vela di raccordo. Il corpo centrale è occupato da un timpano che ricalca lo stile e l'architettura del manufatto simile posto al primo livello. 

Il terzo ordine è costituito da un solo corpo centrale, delimitato da pilastri acroteriali con cuspidi piramidali, comprende vele con volute a ricciolo di raccordo e una monofora intermedia con funzioni di cella campanaria. Chiude la prospettiva un'incastellatura in ferro battuto, dove svetta u palieddu, una banderuola segnavento con foggia di bandiera.

L’interno si presenta a croce latina, ripartito in tre navate separate da quattro pilastri per lato con semicolonne sorreggenti cinque arcate. La navata centrale e quella di destra si concludono con absidi circolari, dove la volta della navata presenta un apparato pittorico con scene raffiguranti Martirio di San Sebastiano con nugolo di frecce, San Sebastiano processato da Diocleziano, Gloria Celeste di San Sebastiano Martire Cristiano. 

Riferimenti storici

La prima chiesa dedicata a San Sebastiano fu costruita probabilmente nella seconda metà del XV secolo nello stesso sito dove già esisteva la chiesa di San Rocco, edificata dopo il 1414 e subito abbandonata. Nel 1828 Giuseppe Amorelli, vescovo di Siracusa, consacra basilica la chiesa di San Sebastiano e nel 1859 il tempio venne elevato a parrocchia. Con il secondo tempio, venne eseguito un ingrandimento e perfezionamento della struttura a navata unica, motivato dalla crescente diffusione del culto. Le scosse sismiche del 9 e 11 gennaio 1693, note come terremoto della val di Noto, radono al suolo il primitivo monumento. Il 13 Dicembre 1990, dopo il sisma di Santa Lucia, le strutture sono soggette ad interventi di manutenzione e di restauro. Il 27 giugno 2002, nella XXVI sessione plenaria dell'UNESCO di Budapest la basilica è stata dichiarata monumento Patrimonio dell’Umanità. 

Note bibliografiche

Pitrè, G.,‘’Feste patronali in Sicilia’’, volume unico, Torino - Palermo, Carlo Clausen, 1900.

Title: Chiesa S. Giovanni Evangelista

Chiesa S. Giovanni Evangelista

Descrizione

La facciata, a tre ordini, presenta una superficie concavo convessa, doppie semi colonne che  accentuano lo sviluppo verticale, evidenziando lo stacco tra il partito centrale, convesso, e i due laterali, concavi. Nel primo ordine, scandito da colonne ioniche, si apre il portale d’ingresso, preceduto da una scalinata. Due nicchie occupano i partiti laterali. Il secondo ordine, caratterizzato da colonne in stile corinzio, è abbellito da una preziosa gelosia in ferro battuto. Il terzo ordine riprende l’ordine composito del secondo, chiuso da due piedistalli alle estremità, realizzato nel 1802 da don Salvatore Alì. La facciata si chiude con un timpano spezzato, nel quale è incisa la data di fine lavori, ovvero 1803. 

L’interno si configura come un cilindro a sezione ovale, introdotto da una galleria con piccoli absidi semicircolari e concluso da un vano a sezione rettangolare, anch’esso con l’abside semicircolare. L’interno ha una fisionomia neoclassica, dove tra le semi colonne, sono collocati quattro altari. La volta, a guscio di noce, presenta una decorazione ricca di stucchi e dorature, ben lontani dal clima culturale tardo barocco. Nella parte alta del vestibolo, tre medaglioni raffigurano vedute paesaggistiche di Scicli.

Riferimenti storici

Fu fondata prima del 1300 quando fu istituita la “Confraternita dei Nobili Bianchi”, conosciuta a Scicli per le sue opere di carità e di misericordia in favore della popolazione sino al 1860. Successivamente la chiesa fu ceduta ai monaci di San Benedetto, i quali costruirono un monastero che diede impulso alle attività religiose ed economiche della città. La struttura crollò in seguito al terremoto del 1693 e i lavori di ricostruzione iniziarono tra il 1760 e il 1765. L’ultima fase dei lavori relativi alla decorazione interna, con stucchi e dorature, fu opera dell’architetto don Vincenzo Signorelli che firmò i disegni nel 1854.

Iconografia

Al suo interno è conservata un’opera del XVII secolo, il cosiddetto “Cristo di Burgos”, di provenienza spagnola che raffigura un Cristo crocifisso con una veste sacerdotale, iconografia molto rara in Italia. 

Nella cultura cristiana medievale, le uova di struzzo sono emblema del corpo di Cristo, della sua morte e della sua resurrezione. L’uovo di struzzo si considerava il più bello tra le uova sia per le sue dimensioni che per la perfetta curvatura. Una leggenda, altresì, legava il Cristo allo struzzo che “tornava alle sue uova poco prima della schiusa, provocando la rottura dei gusci, spargendovi sopra il suo sangue e liberando i suoi piccoli, così come il Salvatore col suo sangue ha liberato il genere umano”.

Title: Chiesa dell’Annunziata

Chiesa dell’Annunziata

Descrizione

La chiesa dell’Annunziata è considerata una delle chiese più antiche di Palazzolo, ma anche questa venne ricostruita dopo i danni subiti a causa del terremoto del 1693.  

L’esterno della chiesa presenta il portale caratterizzato da quattro colonne tortili binate, riccamente adornate da tralci di vite e fregi, che rappresentano motivi agresti tipici del barocco, ed è proprio per la particolarità di questo portale che viene considerata una delle chiese simboliche del barocco palazzolese.

L’interno è a tre navate, con l’altare maggiore in marmo colorato, raffigurante uccelli e motivi floreali, presenta anche un tabernacolo scolpito in marmo e caratterizzato da colonnine, sormontate da testine di putti. 

Riferimenti storici

Edificata probabilmente tra il XIII e il XIV secolo, nel 1474 la chiesa si arricchì di un tesoro d’arte, il contratto stipulato da Giuliano Maniuni, rettore della chiesa, con Antonello da Messina, in cui il più grande pittore siciliano dell’epoca si impegnava a dipingere su legno il grande quadro dell’Annunciazione. 

Questo capolavoro è rimasto nella chiesa fino al 1906, quando, acquistato dalla soprintendenza, con la motivazione della conservazione e del restauro, fu trasportato a Siracusa, e si trova oggi esposto nel Museo Bellomo. 

La chiesa ha una splendida facciata barocca ricostruita dopo il terremoto. Il progetto ed il disegno della facciata sono di Giuseppe Ferrara.

Riferimenti Botanici

Sulle colonne tortili della facciata sono presenti raffigurazioni di uva, melagrane, mele cotogne, pere e fichi. All’interno, l’altare maggiore è impreziosito da intarsi marmorei con motivi floreali di vario genere.

Title: Chiesa San Michele Arcangelo

Chiesa San Michele Arcangelo

Descrizione

La chiesa presenta un prospetto imponente a tre ordini, scandito da semicolonne nella parte centrale e da lesene nella parte laterale, culminate da una cella campanaria. Il primo ordine ha delle colonne corinzie sormontate da una cornice arricchita con scudi araldici. Il secondo ordine presenta, nella parte centrale, un finestrone chiuso con gelosie in ferro battuto e incorniciato con ghirlande floreali. Il terzo ordine presenta lesene piatte, culminanti in capitelli corinzi che inquadrano la cella campanaria e denotano un’impostazione neoclassica. 

Un timpano triangolare chiude in alto la facciata. 

L’interno è ha una navata e ha una pianta ellittica e un’abside semicilindrica, che è caratterizzato da decorazioni policrome, da innumerevoli stucchi, pitture, affreschi e sculture. Gli stucchi della volta, caratterizzati da motivi floreali e animaleschi, richiamano l’Eden e gli affreschi blu, azzurro, oro e verde danno vivacità all’insieme. 

L’alternanza di stucchi e affreschi ingannano l’occhio perché fanno sì che le decorazioni vengano scambiate per maioliche. La presenza delle grate gelosie, internamente ed esternamente alla chiesa, ricordano che in passato la chiesa e l’ex convento annesso erano abitati da suore di clausura, le agostiniane. Ai lati della navata, sui quattro altari minori in finto marmo, si collocano delle tele raffiguranti: S. Agostino, S. Michele Arcangelo, l’Adorazione dei Magi e un crocifisso in cartapesta. Nell’abside, invece, campeggia una grande tela di forma ovale che raffigura la Madonna del Buon Consiglio di sec. XVIII.

Riferimenti storici

Fu una delle pochissime costruzioni a Scicli che si salvò dal terremoto del 1693, ma nonostante ciò fu ricostruita interamente. I lavori furono affidati all’architetto Alessi, che iniziò l’opera nella seconda metà del 700, utilizzando tutto lo spazio disponibile per formare una quinta scenografica naturale. I lavori si conclusero a metà dell’800 sotto la guida dell’architetto Fama di Palermo.

Riferimenti Botanici

Ghirlande floreali.

Title: Chiesa di S. Filippo Neri

Chiesa di S. Filippo Neri

Descrizione

È una delle chiese più importanti di Ortigia. 

Il portale principale di forma rettangolare possiede, ai suoi vertici, due mascheroni grotteschi, da cui partono due sirene, da cui è scolpita una piccola figura simile ad una lucertola, che rappresenterebbe la firma dell’architetto. L’interno della Chiesa presenta un’unica navata con decorazioni corinzie e stucchi di tonalità chiara. La facciata  presenta colonne in stile ionico con decorazioni geometriche ed è composta da due ordini architettonici: nel primo i tre ingressi sono sovrastati da timpani, con a fianco semicolonne con capitelli; Il secondo è delimitato da una cornice gettante e tre grandi finestre, che ripetono simmetricamente le aperture inferiori e conferiscono linearità ed eleganza all'insieme. Sulla pavimentazione c'è raffigurato un enigmatico disegno astratto che formerebbe una “Croce”, dove al centro vi è la botola dell’ossario in cui venivano sepolti i parrocchiani di allora. 

L'Abside è caratterizzata da un duplice arco di trionfo, sormontato al centro da uno scudo sostenuto da due putti, probabile emblema nobiliare della famiglia De Grande.

Riferimenti storici

Nel 1741, il vescovo di Siracusa monsignore Testa, oltre a cambiare l'oratorio di San Filippo Neri in Collegio di S. Carlo, mantenne l'antico nome. La fondazione della chiesa si deve alla nobildonna Margherita De Grandi, che donò i suoi averi per la realizzazione. Dopo la legge di soppressione del 1866, la chiesa restò aperta al culto e assegnata al Municipio che la concesse, il 1 aprile 1874, ai Confrati dei Bianchi pace e carità.

Iconografia

Accanto al portale principale, due tele raffigurano il martirio di Santa Lucia e quello di Sant’Agata; nel transetto destro è collocato il dipinto ottocentesco “Gesù nell’Orto degli ulivi”, del pittore napoletano Giuseppe Mancineli, mentre in quello sinistro si trovano un crocifisso ligneo settecentesco e nicchie di piccole reliquie, soprattutto parti di organi e scampoli di tessuti.

Title: Chiesa di San Rocco

Chiesa di San Rocco

Descrizione

La facciata si presenta a capanna, con un campanile, di poco più alto della chiesa, innalzato sul lato destro. È inquadrata da due massicci cantonali in pietra arenaria e rivestita di laterizi. Anche il campanile, sino alla cornice del cantonale, ne riprende lo stile presentando, nei due lati visibili dalla facciata, anch'esso pietra arenaria e laterizi, ripartiti in quattro piani con strette e piccole feritoie ad illuminarne l’interno; gli altri due lati sono realizzati in pietrame informe. L’ultimo ordine del campanile è, invece, interamente in mattoni e presenta paraste che inquadrano archi a tutto sesto. 

La facciata della chiesa è arricchita da un sontuoso ed elaborato portale in pietra arenaria, la cui struttura è unitaria con quella della finestra soprastante. Il portale presenta due paraste (a erma) per lato, con capitelli dorici e rilievi piumati. Il tutto è sormontato da un architrave riccamente scolpito e una cornice aggettante. Al di sopra della cornice, fra volute e fiamme, trova posto una meridiana scolpita anch'essa nella pietra arenaria. La finestra presenta decorazione a ovuli e fregi laterali ed è sormontata da un cornicione aggettante. Da menzionare la porta lignea intagliata con delle caratteristiche formelle fiorite, disegno che si ripresenta a metà nella scalinata.

L’interno è a navata unica, ripartita in quattro campate di differente dimensione da paraste con capitelli dorici. 

Il cornicione della cantoria è riccamente rivestito di stucchi. Altri stucchi e affreschi decoravano interamente la chiesa: degli affreschi restano solo poche tracce dalle quali si intuisce che complessivamente dovevano produrre un effetto ottico illusorio teso a deformare le linee dell’edificio.

Gli altari minori sono in marmo e legno e conservano alcune opere d'arte. Da menzionare, in particolare, la statua di San Rocco, una tela raffigurante la Madonna con ostensorio e santi datata all'inizio del XVII secolo e un'altra tela con la Comunione di Padri Benedettini del secondo quarto del XVII secolo.

Particolarmente interessante è la decorazione ad affresco illusorio della parete di fondo del presbiterio. Secondo modalità tipicamente barocche, la pittura sfonda le linee architettoniche, dando l'illusione che il presbiterio sia absidato e che tale abside abbia copertura a catino.

Il pavimento della chiesa è ancora quello originale in ceramica policroma. Il rivestimento smaltato è quasi interamente scomparso, ma in molti angoli è ancora leggibile l'originaria decorazione. Al centro della navata, in prossimità del presbiterio, una lastra in pietra copre l'ingresso alla cripta ove venivano posti i corpi dei benedettini.

Riferimenti storici

La chiesa di San Rocco o Fundrò (o anche detta Condrò) e l'attiguo monastero appartennero ai Benedettini dal 1622. I monaci originariamente occupavano un monastero con annessa chiesa in contrada Fundrò (da qui il nome con cui la chiesa viene comunemente denominata), al confine fra i territori di Piazza e di Enna.

Il feudo e l'abbazia erano proprietà della famiglia degli Uberti e quando Giovanni degli Uberti si ribellò a re Martino, al tempo dei Quattro Vicari, la signoria venne concessa, il 6 dicembre del 1393, a Nicolò Branciforte. Nel 1396, in seguito alla lotta fra le fazioni catalana e latina, i borghi di Fundrò, Rossomanno, Polino e Gatta furono distrutti e gli abitanti obbligati a trasferirsi a Piazza e Castrogiovanni. I degli Uberti riuscirono a riacquisire la signoria sul feudo di Fundrò solo il 30 marzo 1397 grazie a Scaloro. La chiesa venne riedificata con le elargizioni dei cittadini di Piazza, ma già nel 1418 le condizioni statiche della fabbrica erano precarie. Il nuovo priore, Guglielmo Crescimanno, piazzese, la fece riedificare e fra le rovine dell’edificio precedente fu rinvenuta una statua della Madonna. Nel frattempo, la città di Enna aveva occupato il feudo impedendo ai legittimi proprietari di rientrarne in possesso.

Nel 1421 Alfonso il Magnanimo ordinò che il feudo di Fundrò fosse restituito alla città di Piazza. La città di Enna temporeggiò e nell’anno 1445 vendette diversi feudi, fra cui Fundrò, ad alcuni nobili, riservandosi il diritto di riscatto. La città di Piazza fece appello al viceré, che nel 1453 diede l'investitura di metà Fundrò (ovvero dei feudi venduti) ad Enna e restituì i feudi rimanenti, la parte più cospicua, a Piazza. Nel frattempo la città di Piazza riparava la chiesa di Santa Maria in Fundrò e costruiva il monastero dei Benedettini. Nel 1560 un devastante incendio rese inagibile il complesso e i monaci si rifugiarono a Piazza dove, riuscirono a reperire i fondi per ricostruirlo.

Il feudo di Fundrò, ormai senza abitanti ad esclusione dei monaci, divenne una sede scomoda per i religiosi che si accordarono con i giurati di Enna, che gli avevano promesso la chiesa di Santa Sofia e dei locali annessi. L’abate fra' Germano da Capua ottenne dal vescovo di Catania, nel 1612, il permesso al trasferimento. I cittadini di Piazza vissero l’accaduto come un mancato riconoscimento della loro devozione e delle donazioni fatte a quel monastero e fecero appello al Tribunale di Monarchia, tanto che l’abate rinunciò al trasferimento. Per risolvere la situazione intervenne l’abate Angelo da Fondi che ottenne il trasferimento nella città di Piazza dei monaci, con decreto emesso a Parma il 1º dicembre 1621. Vennero concessi ai monaci la chiesa di San Rocco, del 1613, mentre una nobile, Virginia Tirdera, donò l'abitazione adiacente alla chiesa. Con un contratto che reca la data del 15 aprile 1622, alcuni nobili si obbligarono a edificare una chiesa degna dell’ordine e a rendere l’abitazione un adeguato monastero.

Nel 1866, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, i monaci vennero espulsi e i locali dell’abbazia divennero sede del Comune di Piazza Armerina.

Note bibliografiche

Cagni, P. Piazza Armerina nei secoli, Piazza Armerina, 1969.

Title: Chiesa di San Filippo apostolo

Chiesa di San Filippo apostolo

Descrizione

La chiesa è a croce greca e lo sviluppo piramidale nel frontone, deve la sua particolarità alla posizione centrale della cupola. 

La facciata è impostata su due ordini, di cui quello inferiore delimitato da paraste corinzie, dove il modulo centrale ha lo spazioso portale timpanato al primo ed una finestra affiancata da lesene nel secondo. Lo spazio interno, caratterizzato da una decorazione settecentesca, è a tre navate divise da pilastri poligonali e affiancati da colonne che reggono archi a tutto sesto, adornate da stucchi settecenteschi. 

Sull’altare maggiore vi è un dipinto del XVI secolo che ha per oggetto la Lavanda dei piedi.  

Sotto la chiesa vi è anche una cripta, dove furono sepolti i membri dell’Arciconfraternita di San Filippo Apostolo e contiene degli affreschi raffiguranti il tema della morte, le quattordici stazioni della Via Crucis e sulla maggiore è raffigurata la Deposizione di Cristo nel sepolcro. Sotto la cripta si trovano i rifugi antiaereo e ancor più sotto si trova un antico bagno di purificazione rituale ebraico.  

Riferimenti storici

Venne costruita nel luogo in cui sorgeva la quattrocentesca Sinagoga ebraica di Siracusa. La sua costruzione fu finanziata dalla Confraternita di San Filippo, che trasformò il “Mikveh” della preesistente Sinagoga in cripta sepolcrale per i confratelli defunti, raggiungibile da un’apertura posta in prossimità dell’ingresso della chiesa. 

Nel 1867 a San Filippo venne ospitato il priore di Sant’Agostino, il quale volle innalzare un altare provvisorio che potesse accogliere la statua dell’Addolorata che si venerava nella sua chiesa. Dopo il terremoto del 1693 si evidenziarono lievi danni che furono usati come motivazione ad effettuare un radicale rinnovo della chiesa. 

Con la ricostruzione furono sistemati i locali sotterranei che divennero ossario. Attualmente la Chiesa è stata riaperta al culto nel 2010 e dal 2014 è sede della Parrocchia di San Giovanni Battista, dove svolge quotidianamente funzioni parrocchiali.

Iconografia

Internamente è possibile ammirarvi l’Altare Maggiore in marmo e le statue di Santa Maria Addolorata, di Santa Maria Assunta e di San Francesco di Paola, nonché l’urna del Cristo Morto.

Title: Cattedrale di Sant’Agata

Cattedrale di Sant’Agata

Descrizione

La Cattedrale di Sant’Agata fu edificata in onore della santa patrona della città e fu costruita sui resti delle Terme Achilliane, delle strutture termali risalenti al IV-V secolo e situate sotto Piazza del Duomo. All’entrata si trova un corridoio con volta a botte, ricavato nell’intercapedine tra le strutture romane e le fondamenta della Cattedrale di Sant’Agata, ed all’interno è costituita da tre navate, adornate da opere pittoriche, e ai suoi lati si trovano le statue di San Giovanni e della Madonna Addolorata. Il portone principale è costituito da 32 formelle finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di Sant’Agata, con stemmi di diversi Papi e simboli della cristianità, mentre ai lati della porta si trovano le statue di San Pietro e di San Paolo. Di fronte all’altare è stata collocata la tomba di Vincenzo Bellini, musicista catanese di rinomato prestigio.

Il campanile risale al 1387 e ha un’altezza superiore ai 70 metri.

Riferimenti storici

Nel 1232 la città di Catania ed altre città siciliane parteciparono ad una rivolta contro gli Svevi, tuttavia Federico II di Svevia, re di Sicilia, per punire i rivoltosi, minacciò di uccidere tutti gli abitanti  e di radere al suolo la città. Subito dopo si pentì e invalidò l’ordine, poiché assistendo ad una messa in cattedrale lesse una frase miracolosamente comparsa sul suo libro: “non offendere la patria di Sant’Agata, poiché è vendicatrice dei misfatti”.

Iconografia

Nel 1520 Sebastiano del Piombo raffigura il Martirio di sant’Agata: nell’opera, conservata a Palazzo Pitti, compare la Santa accompagnata dai suoi carnefici. Questi, attraverso grosse tenaglie, sono colti nell’atto di recidere le mammelle, mentre sullo sfondo si prepara il supplizio dei carboni ardenti.  

Title: Chiesa del Carmine

Chiesa del Carmine

Descrizione

La facciata è composta da un portale a tutto sesto, incorniciato da due colonne con capitelli a motivi floreali, e un rosone francescano a dodici raggi. 

L'interno è ad una navata, dove a destra si trova una cappella con un portale a sesto acuto con pilastrini, la volta interna a crociera ogivale e con un fregio scolpito. Le pareti sono decorate con affreschi, tra cui La Trinità.

Riferimenti storici

La chiesa del Carmine, precedentemente chiamata di Santa Maria dell'Annunziata, fu edificata nel XIV sec. e il Convento nel 300. 

Nel 2006 ci fu il ritrovamento di un altro portale gotico di fine 300 che faceva ingresso ad una delle cappelle laterali, e successivamente il ritrovamento di una cripta sotterranea con reliquie dei monaci carmelitani.

Iconografia

Il quadro della Madonna è un particolare unico dell'iconografia cristiana: la scena contiene la Madonna che tiene il bambino con un braccio e con l'altra mano porge lo scapolare, circondata da 12 angeli; nella parte inferiore abbiamo i santi e da cornice ci sono dieci piccoli riquadri, raffiguranti storie della Vergine. Nel margine inferiore della tela è glorificata la devozione alla Vergine del Carmelo.

Title: Basilica di San Paolo

Basilica di San Paolo

Descrizione

È la più importante chiesa della città.

Sulla parte scenografica troviamo una scalinata a rampa unica di 11 gradini, che raccorda il piano stradale con il sagrato su cui insistono i tre archi del portico d'accesso alla basilica.  

La suggestiva facciata barocca è opera di Vincenzo Sinatra, ripartita su tre ordini, divisi in tre corpi al primo livello, ad unico corpo centrale per i restanti livelli, caratterizzati da volumetrie via via decrescenti. 

Il primo ordine è delimitato da paraste angolari curvilinee che raccordano la contro facciata, determinando nell'atrio due arcate sfalsate laterali con sviluppo ad ogiva, dove corpo centrale, per due livelli, è ulteriormente arricchito da coppie di colonne binate aggettanti, che contribuiscono ad esaltare la prospettiva convessa di tutta la struttura. L'arcata centrale poggia su colonne parimenti, sormontate da capitelli corinzi.

Il secondo ordine ricalca lo schema del corpo centrale del primo, con lesene ai lati della grande arcata. All'interno della campata è collocato un gruppo statuario, raffigurante un Gesù Cristo con globo crucigero, con ai lati due angeli osannanti. Due grandi volute raccordano il corpo centrale al livello inferiore, conferendo all'insieme slancio e simmetria e sulle mensole superiori sono collocati vasi fiammati decorazioni. 

Il terzo ordine è costituito da un solo corpo centrale, abbellito da coppie di lesene binate e colonne a sostegno dell'arco. 

L'ambiente interno ha funzioni di cella o loggia campanaria, e chiude la prospettiva una cuspide a bulbo, contornata da vasi decorati con fiammati croci sommitali. La superficie esterna del bulbo reca uno stemma raffigurante una spada che sostiene tre corone sovrapposte, simboleggianti gli ordini feudali: l'ordine demaniale o civico proprio delle città regie, l'ordine feudale o baronale e l'ordine ecclesiastico.

Riferimenti storici

In epoca aragonese, sul sito era presente un luogo di culto dedicato a Santa Sofia. Più tardi, in età spagnola, il nuovo tempio fu edificato sull'area che occupava la preesistente chiesa della santa. L'edificio fu in parte perfezionato anche nel 1657, anno in cui fu intronizzato il simulacro di San Paolo dove, nel mese di settembre del 1688, fu eletto patrono e protettore di Palazzolo Acreide. 

Il terremoto di Santa Lucia del 13 dicembre 1990 determinò un lungo periodo di chiusura.

Note bibliografiche

Pitrè, G., ‘’Feste patronali in Sicilia’’, volume unico, Torino - Palermo, Carlo Clausen, 1900.

Title: Chiesa di Santa Chiara e Santa Rita

Chiesa di Santa Chiara e Santa Rita

Descrizione

La struttura attuale è stata costruita nel XVIII secolo su progetto di Rosario Gagliardi. Ha una forma circolare e presenta cinque lati retti e cinque lati curvi, dove si aprono le cappelle laterali e il presbiterio. 
L'interno presenta un piano centrico a croce greca e il prospetto presenta due piccoli campanili laterali.

Riferimenti storici

Secondo la tradizione, la Chiesa di Santa Chiara fu edificata dalla stessa santa di Assisi per favorire la presenza in Sicilia dell’ordine Mondiale delle Clarisse. La rapida diffusione dell’ordine e la sua presenza a Caltagirone suscitò nelle famiglie più facoltose della Città numerose vocazioni, cioè delle donazioni che consentirono di ampliare gli spazi a disposizione delle monache e di intervenire nell’abbellimento e nelle decorazioni della chiesa. 
Con la ricostruzione la devozione venne data a Santa Rita da Cascia (1381-1457), sposa, madre, vedova e monaca agostiniana. All’interno della chiesa si trovano dipinti rappresentanti scene della vita e sopratutto del culto legato alla Santa, che giustificano l’uso del nome della chiesa.   

Iconografia

Nella chiave dell’arco che oltrepassa il portale si trova la scultura di una mano che sorregge un ostensorio; si tratta della mano di Santa Chiara che, miracolosamente, respinse i saraceni che volevano saccheggiare il monastero di San Damiano in Assisi.

Riferimenti Botanici

Il pavimento, realizzato nel 1950, è in maiolica policroma e riprende l’antico disegno di Francesco Branciforti,  ceramista Calatino.
 Anche la balaustra è realizzata con la stessa tecnica.

Title: Santuario Madonna delle Grazie

Santuario Madonna delle Grazie

Descrizione

La Basilica fu costruita in onore della “Madonna delle Grazie” successivamente al 1615. 

L'interno ha una pianta a croce latina con tre navate, quella centrale con volta a botte e le navate laterali con copertura a vele, suddivise in quattro campate, e l'abside è composta da un altare monumentale. Gli affreschi della volta furono realizzati dal pittore Giuseppe Cutella nella seconda metà del XVIII secolo, ma subirono gravi danni nel 1960 e furono rifatti nel 1966 dal pittore Valente Assenza, che riprodusse gli stessi soggetti su tela.

Il portale di ingresso è decorato con motivi vegetali, due conchiglie, teste di cherubini e lo scudo con lo stemma della città.

Riferimenti storici

La tradizione racconta che la lastra della Madonna con Bambino fu avvolta dalle fiamme che bruciarono incessantemente per tre giorni, dentro un cespuglio di rovi, senza rovinarla, portando ad un miracolo e nel luogo del ritrovamento venne costruito un edificio di culto.

Nel Santuario vi era un loggiato che fu abbattuto in seguito alla trasformazione di questo spazio in Piazza d’Armi, tutto documentato dall’affresco ancora presente sulla volta del presbiterio della chiesa.

La Madonna delle Grazie fu proclamata patrona principale di Modica il 3 agosto 1627.

Attualmente il Palazzo dei Mercedari è la sede del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari.

Iconografia

L'iconografia degli affreschi presenta tre figure femminili dell'Antico Testamento che preannunciano le virtù di Maria ed il ruolo delle donne in generale nella storia, tra cui Ester e Assuero, Giuditta e Oleferne, Giaele e Sisara.

Riferimenti Botanici

La decorazione del portale con motivi vegetali.

Title: Duomo di Siracusa

Duomo di Siracusa

Descrizione

Il piano inferiore è formato da sei alte e robuste colonne costruite in ordine corinzio, di cui le quattro centrali sorreggono un elaborato timpano spezzato con merlature. Il piano superiore presenta, invece, una forma trapezoidale, delimitata da due contrafforti a spirale posti nei vertici bassi, i quali sono caratterizzati da bassorilievi scolpiti a forma di gigli. Gli altri due portali, minori, sono delimitati nella loro parte esterna dalle due colonne laterali, che sorreggono le statue dei due martiri siracusani: San Marciano e Santa Lucia. L'ordine superiore è, invece, composto da quattro alte e robuste colonne corinzie, che sorreggono il timpano superiore che circonda il frontone triangolare, il quale reca al centro una croce fabbricata in ferro battuto e ai lati vi sono scolpiti due angeli.  All'interno della nicchia vi è la statua dell'immacolata, dai siracusani detta "Marònna ro Pilèri" (Madonna del Piliere, del Pilar). Le statue principali del Duomo, poste al suo esterno, sono in totale cinque e rappresentano i cinque martiri legati alla storia della fede siracusana: San Pietro, posto sul lato sinistro, nella parte inferiore; San Paolo, posto sul lato destro, nella parte inferiore; San Marciano, posto sul lato sinistro del piano superiore; Santa Lucia, posta sul lato destro del piano superiore; La statua dell'Immacolata, posta al centro del piano superiore. 

Al centro di queste decorazioni vi si trova lo stemma araldico del Vescovo Marini, dove vi è scolpita al una grande aquila, che reca al suo petto uno scudo cinto da corona.

Riferimenti storici

Il terremoto del 1542 provocò un crollo al campanile, con la conseguente ricostruzione della facciata. Questo interessò le fondamenta del tempio e portò alla realizzazione di un muro di contenimento che doveva fungere da contrafforte. Si presume che la sua data di costruzione risalga al 480 a. C. e che fosse il tiranno Gelone a voler costruire un tempio dorico sui resti di un altro tempio. 

I bizantini impressero il loro stile nella nuova struttura cristiana, i musulmani successivamente, dopo la loro conquista e distruzione di Siracusa, mutarono il Duomo nel luogo principale del loro culto islamico. La chiesa divenne moschea, subendo le modifiche che richiedeva questo culto religioso. 

Con i normanni la città ritrovò il cristianesimo e quindi il Duomo riprese il suo ruolo principale di chiesa cattolica siracusana.

Riferimenti Botanici

Il giglio è una figura araldica, una delle quattro figure più popolari con la croce, l'aquila e il leone, ed è classificato abitualmente tra le figure naturali.

Title: Chiesa e Convento di San Francesco d'Assisi

Chiesa e Convento di San Francesco d'Assisi

Descrizione

Edificata nel 1236 da Beato Riccardo in stile gotico, poi gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 ed interamente ricostruita in stile barocco, presenta una facciata a due ordini su cui campeggiano diverse statue, quattro “tabelloni” con simboli mariani e la nicchia per la statua dell’Immacolata, che venne scolpita nel 1927 dal palermitano Giovanni Travaglia.

Il campanile e la cupola hanno all’interno custodite alcune tele dei fratelli Vaccaro, una statua di legno rivestita in argento di Sant'Antonio ed un grande pannello in maiolica.

Il convento dei Frati Minori è composto all’entrata da un chiostro ed un cortile ed interamente ricostruito, ma nonostante questo conserva ancora le mura antiche e alcune opere, come un arco gotico del sec. XIV.

Riferimenti storici

Si dice che nel 1221 i frati Minori messinesi ospitarono Antonio di Padova che, reduce dell'infelice missione in Terram Saracenorum, a causa di una furiosa tempesta fu costretto ad approdare sulla costa messinese, dove venne curato dai francescani messinesi. Si dice anche che più tardi avvenne un suo ritorno in Sicilia dove, negli anni successivi, avrebbe fondato diversi conventi.

Iconografia

Sulla facciata della porta si trova il simbolo della Madre di Dio, dove la M sormontata dalla croce  indica Maria che porta Gesù e i due cuori indicano l'unione fisica della Madre con il Figlio, dove in alcuni casi si trova anche la preghiera che ricorda l'Immacolato concepimento come un'esigenza della divina maternità. In basso, ai lati, si trovano la palma e il cedro: l'uno simboleggia la resurrezione di Cristo e l'altro simboleggia l'albero della conoscenza.

Riferimenti Botanici

La Palma, simbolo della vittoria e della rinascita, era collegata alla Dea Vittoria nell'iconografia romana mentre secondo l'iconografia cristiana la palma produce un'infiorescenza quando sembra ormai morta, come la fenice che rinasce dalle sue ceneri.

Il cedro è simbolo dell'immortalità, dell’incarnazione della grandezza d'animo e di elevazione spirituale, e spesso le statue vengono scolpite in legno di cedro per la sua altezza e resistenza.

Title: Duomo di San Pietro

Duomo di San Pietro

Descrizione

Composta da un’imponente scalinata, dove vi sono disposte dodici statue degli apostoli, la facciata presenta due ordini: nella prima ci sono tre portali, lo stemma di S. Pietro su quello centrale, il secondo ospita quattro statue di S. Cataldo, S. Rosalia, S. Pietro e la Madonna, mentre la statua di Gesù Cristo sta all'apice della facciata. 

L'interno ha tre navate, con quattordici colonne, e ogni navata contiene una cappella con quattro altari e una sagrestia.

Riferimenti storici

L’edificazione del Duomo si riconduce al 300, all'epoca di San Marziano, discepolo di San Pietro. Si racconta che nella chiesa sia conservato un blocco di calcare duro a forma di sedia vescovile chiamato “Cattedra di San Marziano” e che tale cattedra fu fatta seppellire dinanzi alla fonte battesimale della chiesa.

Title: Duomo di San Giorgio

Duomo di San Giorgio

Descrizione

Posta tra la parte alta e la parte bassa della città, è l’architettura più imponente di Modica. Presenta una scalinata monumentale, con i suoi ben 260 gradini, intervallati e circondati da giardinetti, che porta all'imponente struttura della chiesa. 

La facciata a torre è scandita dalle colonne che la dividono in 5 campate, dove si alternano forme concave e convesse, che donano movimento e plasticità alla struttura. 

All’interno è in stile romano a croce latina e presenta cinque navate, con cinque portali esterni e quattro ordini di colonne in pietra. Nella parte centrale, dove le navate intersecano il transetto, si innesta una cupola, alta ben 36 metri.

Riferimenti storici

Le origini della struttura risalgono al 1150, quando la chiesa vennne posta sotto la tutela del Monastero di Mileto, in Calabria.

Si dice che il Duomo venne edificato come piccola chiesa appena dopo il martirio del Santo nel 300 d.C. e di nuovo intorno al 1090, grazie al Conte Ruggero, che volle erigere l’imponente chiesa in onore del Martire Guerriero. 

I numerosi terremoti del 1542, 1613 e 1693 hanno fortemente danneggiato la struttura, al punto che si preferì demolirla e ricostruire una chiesa nuova sopra quella già esistente.

Iconografia

Sulla figura di San Giorgio tante sono le leggende, molte sono tradizionali e legate alle città; basti pensare che in Sicilia sono diverse le città che hanno almeno una chiesa dedicata a San Giorgio e ogni città possiede una propria tradizione legata alla vita del Santo. 

La vita di San Giorgio rappresenta il bene che vince sul male, la luce che vince sulle tenebre. 

Il culto di san Giorgio è frutto delle crociate e quindi della vittoria dei soldati cristiani contro le truppe musulmane, dove San Giorgio divenne il protagonista di una leggenda che lo incoronò per sempre come il cavaliere coraggioso della cristianità. Rappresenta anche il combattimento quotidiano di ogni cristiano contro il male.

Nel mito, conosciuto come “San Giorgio e il drago”, il santo incarna il valore del bene assoluto che si batte, e vince, contro il male, rappresentato da un drago sputafuoco.

Title: Chiesa di Santa Maria del Monte

Chiesa di Santa Maria del Monte

Descrizione

Posta in cima alla scalinata di Santa Maria del Monte, la chiesa presenta una facciata in parte barocca e in parte in stile bizantino, per la ricostruzione dopo il terremoto.

All'interno ci sono tre navate dove la volta della navata centrale è decorata con affreschi raffiguranti eroine bibliche, le prefigurazioni di Maria, dipinta nella volta del presbiterio, realizzati dai fratelli Vaccaro. Gli altari laterali sono dedicati alla Madonna del Salterio, l’altare della Presentazione di Maria al Tempio con lo stemma gentilizio della famiglia Boscarelli Sturzo, e l’altare del Cristo alla Colonna, con la statua lignea realizzata nel 1592 dall’artista Paolo Nigro.

Riferimenti storici

All’interno della chiesa c'è custodita l'immagine bizantina di Maria SS, patrona di Caltagirone, con in braccio il bambino Gesù: la storia narra che la Vergine Santa fece convertire il cuore di tutti fedeli nel 1572 mostrando il suo volto nelle acque della Sacra Fonte. 

La chiesa venne realizzata in cima alle scale perché si collegava direttamente alla piazza.

Title: Chiesa di Santa Maria del Betlem

Chiesa di Santa Maria del Betlem

Descrizione

La facciata è a due ordini e ha lo stile di due fasi costruttive diverse, tra il Cinquecento e l'Ottocento, composta da tre porte d'ingresso e un grande finestrone centrale. 

L'interno è a tre navate, con un tetto ligneo a cassettoni. Il basamento della cupola è a pianta ottagonale, le pareti decorate con dipinti e il pavimento marmoreo. 

All'esterno della chiesa c'è la lunetta di Berlon, un bassorilievo che raffigura l'Adorazione dei Pastori presso la Natività.

Riferimenti storici

La chiesa fu costruita al posto di quattro piccole chiese, ai piedi del Castello dei Conti ed ebbe diverse ricostruzioni in seguito ai terremoti. 

Tra le testimonianze superstiti di una delle architetture preesistenti, lungo il prospetto laterale sinistro, si trova una lunetta in calcare detta Lunetta del Berlon, e nella parte sottostante è presente una scritta in caratteri gotici che fa riferimento a una chiesa di Berlon.

Riferimenti Botanici

Nel ricco portale si sviluppano, accanto a cinque semi colonne, eleganti colonne con motivi a zig-zag floreali.

Title: Chiesa di San Benedetto

Chiesa di San Benedetto

Descrizione

La chiesa di San Benedetto è una chiesa cattolica dedicata a san Benedetto da Norcia.

La struttura è celebre soprattutto per la scalinata dell'Angelo, uno scalone marmoreo all’ingresso adorno di statue con raffiguranti alcuni angeli. La porta d'ingresso è in legno e sulle formelle sono riportate scene della vita di San Benedetto. La chiesa è ad una navata ed ha la volta completamente affrescata con scene della vita di San Benedetto. 

La chiesa fa parte del complesso conventuale delle suore benedettine, che comprende anche la badia maggiore e la badia minore, collegate da un ponte coperto, ed è completamente affidata a loro.

Riferimenti storici

Il terremoto del 1693 segnò profondamente l'assetto socio-economico della città, cancellando quasi la totalità della produzione artistica precedente.

Title: Chiesa di San Carlo Borromeo

Chiesa di San Carlo Borromeo

Descrizione

La chiesa è nota anche come Chiesa del Collegio per l’annesso monastero dei gesuiti. 

Edificata a partire dal 1730, è dell’antica residenza dei Gesuiti di Noto. 

All’interno è a pianta longitudinale, con tre navate coperte da una volta a botte e scandite da semi colonne. La concavità dell'abside è richiamata, nei pressi del portale, da un corrispondente atrio curvilineo. Nella cantoria, sopra l’ingresso della chiesa, si trova un organo settecentesco ampiamente decorato.

La facciata, a tre livelli, è caratterizzata dall'uso di colonne libere coronate da capitelli di ordine dorico, ionico e corinzio e dal caratteristico andamento mistilineo-convesso. 

Riferimenti storici

La chiesa andò a sostituire la costruzione che esisteva in precedenza, crollata in seguito al terremoto della Val di Noto del 1693. 

La  campana e l'altare maggiore provengono dalla chiesa dei Gesuiti della Noto Antica.

Note bibliografiche

Puglisi, V., "Studi e interventi sul prospetto della chiesa di San Carlo Borromeo a Noto", in Annali del Barocco in Sicilia. Il restauro del Barocco nella città storica, Gangemi, Roma 2004