Barocco

Barocco

Title: Chiesa della Madonna della Catena

Chiesa della Madonna della Catena

Descrizione

La chiesa della Madonna della Catena è una delle poche costruzioni sopravvissute al terremoto del 1693. Venne edificata nel 1541 per ospitare forse una confraternita di donne, nel cui prospetto era presente un’edicola raffigurante la Madonna della Catena. Nel 1616 vi si insediò la confraternita del SS. Crocifisso al Calvario che nel 1652 si prese cura della sua riedificazione.  

La chiesa adotta un'oratorio, un'aula ad uso delle funzioni sacre e delle assemblee dei confrati. 

La facciata presenta due porte affiancate, con valenza funzionale e simbolica. 

Le due porte presenti erano una ad uso comune, l'altra sembrava fosse riservata al passaggio dei funerali dei confrati. Lungo le pareti laterali scorreva un sedile continuo per le assemblee dei confrati, mentre per le funzioni sacre si usavano le sedie.

La parete di fondo, a semicolonne e trabeazione, inquadrava l'arco trionfale e due nicchie laterali per statue di santi. L'interno dell'aula è stato decorato, nell'ultimo quarto del secolo XVII, e presenta una straordinaria decorazione a stucco, opera del 1690, raffigurante i Misteri gaudiosi del Santo Rosario nel registro superiore e dodici Sante vergini, incorniciate in quello inferiore da putti, festoni e cornucopie, e in quello superiore da scene con i Misteri gaudiosi. 

Un pantheon tutto femminile, in cui le sante, in abiti di gala a trine e fiocchi, esibiscono le loro grazie dalle nicchie, circondate da angeli e strette tra cartocci, festoni, conchiglie, putti e cornucopie. A completare l’insieme un soffitto ligneo intarsiato a cassettoni del 1674 e una bella cantoria lignea intagliata e dorata dove era collocato l’organo (ora trasferito nella navata). Nell’altare maggiore, in parte rifatto nel XIX secolo, è collocata la statua della Madonna della Catena.

Riferimenti Botanici

Le ghirlande fitte di mele cotogne esprimono l'intento supplementare di far incutugnare, cioè far dispetto ai rivali confrati del Purgatorio.

Title: Palazzo Zacco

Palazzo Zacco

Descrizione

L'edificio ha due prospetti con sei ampi balconi. Sul prospetto principale si aprono tre balconi, quello centrale che poggia sulle due in pietra pece con capitello corinzio, che delimitano l'ingresso, i due laterali, invece, hanno grandi mensole con la raffigurazione di musici che sovrastano volti grotteschi e raffigurazioni antropomorfe. Particolarmente originale è la mensola centrale del balcone laterale destro, con il musico che suona le maracas ed il sottostante mascherone che si rivolge ai passanti con una smorfia burlesca.  Anche nel prospetto laterale si trovano tre balconi, tra cui spicca quello al centro, che si appoggia su cinque mensoloni: uno centrale, più grande, raffigurante una sirena e quattro laterali con la raffigurazione di suonatori di flauto e di tromba. Anche la cornice dell'apertura è ricca di sculture, al centro del quale si trova la statua di S. Michele Arcangelo.

Riferimenti storici

Il palazzo venne edificato nella seconda metà del secolo XVIII dal barone Melfi di S. Antonio ed acquistato alla fine del secolo successivo dalla famiglia Zacco, da cui ha preso il nome.

Riferimenti Botanici

Nel cantonale d'angolo si trova lo stemma gentilizio della famiglia Melfi, delineato da una cornice di foglie d'acanto su cui si appoggia un puttino, mentre un altro tira fuori la testa dal lato opposto (Acanthus spinosus rappresenta il prestigio ed il benessere materiale, perché in passato veniva utilizzata per adornare le vesti dei personaggi più illustri).

Title: Chiesa dei SS. Angeli Custodi

Chiesa dei SS. Angeli Custodi

Descrizione

La chiesa, dedicata a san Michele Arcangelo, era sede della “Compagnia dei Bianchi o della Carità”. Questa Compagnia si occupava dell’antico ospedale, che aveva sede nell’edificio adiacente la chiesa; La Confraternita aveva lo scopo di assistere i moribondi, dare onorata sepoltura ai poveri, raccogliere elemosine per le messe di suffragio. 

Il prospetto della chiesa dei “Santi Angeli Custodi”, d'epoca posteriore al terremoto del 1693, adotta uno schema seicentesco, con due porte e finestrone superiore espanso in volute laterali. La pianta è ad aula rettangolare e il pavimento, in maiolica calatina (1785), reca lo stemma della “Confraternita degli Agonizzanti”.

Title: Chiesa San Giuseppe

Chiesa San Giuseppe

Descrizione

La facciata a tre ordini, ricca di intagli e sculture, è ornata dalle grandi statue dei Santi dell'ordine Benedettino: San Benedetto e San Mauro in alto, Santa Gertrude e Santa Scolastica in basso. Due statue più piccole, ai lati del portone d'ingresso, raffigurano San Gregorio Magno e Sant'Agostino.

Quattro pilastri e quattro colonne, caratterizzate da una vistosa rastremazione verso la base e poste su alti basamenti, dividono il prospetto in tre partiti, dove i due laterali hanno soltanto il primo ordine e terminano con le due statue, affiancate a grandi volute.

Il partito centrale, convesso a due ordini, termina con un timpano spezzato sopra il quale si trova la cella campanaria, a tre luci, sormontata da un fregio: nel primo ordine si apre il portone d'ingresso, sormontato da un fregio a motivi vegetali; nel secondo si apre, invece, una grande finestra con la grata in ferro battuto "a petto d'oca".

L'interno presenta una pianta ovale. La copertura è costituita da una grande volta a cupola, al centro della quale si trova un affresco di Sebastiano Monaco, raffigurante la Gloria di San Giuseppe con San Benedetto. La volta e le pareti sono decorate da stucchi a motivi neoclassici,  gli altari sono rivestiti di vetro dipinto ad imitazione del marmo e sono sormontati da grandi tele di Tommaso Pollace e Giuseppe Crestadoro, raffiguranti La Trinità, San Mauro, San Benedetto e Santa Gertrude. Il pavimento è in lastre di calcare bianco con intarsi in pietra pece e mattonelle in maiolica. Nelle nicchie del vestibolo d'ingresso si conservano le statue di San Benedetto, del XVII secolo, e di San Giuseppe, del 1785. 

Riferimenti storici

La storia del Monastero “S. Giuseppe” inizia quando Carlo Giavanti, barone di Buxello e Saccubino, si impegnò a sostenere la realizzazione di un monastero di Montevergine, sotto il titolo di San Giuseppe, mettendo a disposizione un vasto complesso di fabbricati di sua proprietà, insieme con dei terreni e delle rendite che ne garantirono il sostentamento. Egli interviene a favore del nascente monastero, assumendosi l’onore del mantenimento del parroco della chiesa, al quale assegna uno stipendio annuale grazie alle rendite di alcune terre e di un giardino. Tuttavia il barone muore nel settembre del 1606, senza poter assistere all’apertura del monastero che, seppur completo, ancora oggi non è abitato.

Title: Palazzo Baldanza-Denaro

Palazzo Baldanza-Denaro

Descrizione

All’interno l’edificio presenta un prospetto composto da una sequenza di lesene con alto basamento in pietra di S. Barbara, con due elevazioni fuori terra e un piano mezzanino, posto fra il piano terra e il piano nobile. C’è molta decorazione barocca, come i mensoloni con maschere e bassorilievi, le cornici delle porte-finestre decorate con volute, i cammei e le modanature e la ringhiera con aste in ferro battuto. Nel prospetto il portale è limitato da due lesene, sormontato da una trabeazione con triglifi e raccordate tramite una cornice alla tribuna sovrastante.  

Il palazzo è attualmente sede dell’Associazione Turistica Pro Loco.

Title: Cattedrale S. Giovanni Battista

Cattedrale S. Giovanni Battista

Descrizione

La facciata dell’edificio si presenta con numerosi intagli e sculture. 

È divisa in 5 parti da grandi colonne ed è arricchita da tre maestosi portali, dove quello centrale è ornata da colonne e statue dell’Immacolata, del Battista e di San Giovanni Evangelista. Davanti alla Cattedrale si trova un ampio sacrato e sul lato sinistro della Cattedrale vi è il campanile alto circa 50 metri. 

L’interno è a croce latina, con tre navate divise da colonne che nel 1777 i fratelli Gianforma decorarono con pregevoli stucchi, e anche delle grandi nicchie circondate da statue. All’incrocio del transetto, ornato da statue rappresentanti la Fede, la Speranza, la Carità e il Padreterno, con la navata centrale si trova la cupola, restaurata nei primi anni del XX secolo. L’altare maggiore è caratterizzato da un baldacchino dell’800 in velluto rosso e rifinito in oro. Molto particolare è la pavimentazione fatta da lastre in pece nera, adornata da disegni in pietra calcarea bianca,   realizzata nel 1848.

Riferimenti storici

La cattedrale di San Giovanni Battista sorgeva anticamente nell’antico centro della città di Ragusa. Dopo il terremoto del 1693 fu ricostruita nel cuore del nuovo centro abitato di Ragusa: era una chiesa piccola che mal si adattava alle esigenze di una popolazione in crescita, perciò nel 1718 fu ampliata e restaurata. 

Nel XIX secolo le navate laterali originarie vennero sostituite da piccole cappelle, con all’interno degli altari e venne realizzata la pavimentazione di lastre di pietra pece con intarsi in calcare bianco. 

Il 6 maggio 1950 con la costituzione della Diocesi di Ragusa divenne Cattedrale.

Title: Palazzo Niceforo

Palazzo Niceforo

Descrizione

Il palazzo presenta un interessante portale ricco di figure antropomorfe, sovrastato da un balcone con ringhiera in ferro battuto e mensoloni antropomorfi, ed è considerato uno degli esempi più belli dell’edilizia aristocratica del post-terremoto.

Title: Chiesa S. Maria dell’Itria

Chiesa S. Maria dell’Itria

Descrizione

La facciata della chiesa si sviluppa in due ordini divisi da un grande cornicione e scandita da quattro paraste. Il portale centrale presenta decorazioni con foglie intrecciate e un finestrone che lo sovrasta, mentre, ai lati, vi sono due grandi finestre ovali. 

L’interno della chiesa è a tre navate, divise da dieci colonne di pietra bianca e sormontate da capitelli corinzi. Ai lati dell’abside, nella cappella che chiude la navata di sinistra, è situato l’altare in stile barocco, con colonne a tortiglioni, che ospita un quadro seicentesco di notevole pregio in cui si raffigura San Giuliano e San Giovanni Battista, mentre sull’altare che chiude la navata destra è collocato un Crocifisso di scuola spagnola. Sulla parete di sinistra si trova un dipinto della Madonna delle Sette Spade con i santi Eligio e Lorenzo,  e una tela con San Corrado da Piacenza e il Beato Guglielmo da Scicli che reggono un quadro della Madonna. 

All’esterno, sulla destra della chiesa, è presente una cappella dedicata all’Addolorata, con altare di marmo e l’urna lignea con il Cristo Morto. Sulla volta è presente un affresco raffigurante l’Assunzione e l’Incoronazione di Maria, mentre sul pavimento si trovano il simbolo della Croce dei Cavalieri di Malta e tre lastre tombali, tutte in pietra pece, che indicano le sepolture del popolo, del clero e della famiglia Cosentini. 

Al fianco della chiesa si innalza una particolare torre campanaria, coronata da una balaustra a pilastrini e sormontata dal tamburo ottagonale che termina con una cupoletta. La splendida cupola è con la sua copertura di ceramiche color blu cobalto.

Riferimenti storici

La chiesa di San Giuliano è del XIV sec, poi fu ricostruita dall'Ordine dei Cavalieri di Malta fra il 1629 e il 1639. Nel 1626, infatti, il cavaliere Blandano Arezzo La Rocca, appartenente all'Ordine dei Cavalieri di Malta, fece costruire al posto dell'antica chiesa bizantina la nuova chiesa della Madonna dell'Itria (o Idria).

Questa chiesa, infatti, rappresenta l’unica dell'Ordine di Malta a Ragusa ed era molto più piccola e molto diversa rispetto a quella che fu ricostruita dopo il terremoto del 1693, dove poi infatti, successivamente, fu ricostruita ed ampliata nelle sue forme attuali. 

Il nome della chiesa quasi sicuramente trae origine dalla parola greca "odygidria" che significa Madonna delle acque, per via di alcune vene idriche presenti nella zona, successivamente la parola fu poi trasformata nel dialetto locale in "Itria".

Riferimenti Botanici

Utilizzo delle foglie di Acanto e delle decorazioni delle pareti della torre campanaria in terracotta policomia, con disegni di vasi e fiori in stile rococò dai tipici colori della Sicilia.

Title: Basilica di San Sebastiano

Basilica di San Sebastiano

Descrizione

Scenograficamente composta da una scalinata, la maestosa facciata barocca, realizzata in pietra giuggiolona, è ripartita su tre ordini rispettivamente divisi in tre corpi delimitati da lesene binate, ed un unico corpo centrale costituisce il terzo livello. I portali laterali sono delimitati da colonne scanalate, sormontate da capitelli corinzi e da timpani sovrapposti ad arco spezzato. Il portale centrale presenta una coppia di leoni in pietra bianca e le decorazioni in rilievo abbelliscono gli alti plinti delle colonne binate.

Il secondo ordine, delimitato da pilastri acroteriali, comprende grandi volute a vela di raccordo. Il corpo centrale è occupato da un timpano che ricalca lo stile e l'architettura del manufatto simile posto al primo livello. 

Il terzo ordine è costituito da un solo corpo centrale, delimitato da pilastri acroteriali con cuspidi piramidali, comprende vele con volute a ricciolo di raccordo e una monofora intermedia con funzioni di cella campanaria. Chiude la prospettiva un'incastellatura in ferro battuto, dove svetta u palieddu, una banderuola segnavento con foggia di bandiera.

L’interno si presenta a croce latina, ripartito in tre navate separate da quattro pilastri per lato con semicolonne sorreggenti cinque arcate. La navata centrale e quella di destra si concludono con absidi circolari, dove la volta della navata presenta un apparato pittorico con scene raffiguranti Martirio di San Sebastiano con nugolo di frecce, San Sebastiano processato da Diocleziano, Gloria Celeste di San Sebastiano Martire Cristiano. 

Riferimenti storici

La prima chiesa dedicata a San Sebastiano fu costruita probabilmente nella seconda metà del XV secolo nello stesso sito dove già esisteva la chiesa di San Rocco, edificata dopo il 1414 e subito abbandonata. Nel 1828 Giuseppe Amorelli, vescovo di Siracusa, consacra basilica la chiesa di San Sebastiano e nel 1859 il tempio venne elevato a parrocchia. Con il secondo tempio, venne eseguito un ingrandimento e perfezionamento della struttura a navata unica, motivato dalla crescente diffusione del culto. Le scosse sismiche del 9 e 11 gennaio 1693, note come terremoto della val di Noto, radono al suolo il primitivo monumento. Il 13 Dicembre 1990, dopo il sisma di Santa Lucia, le strutture sono soggette ad interventi di manutenzione e di restauro. Il 27 giugno 2002, nella XXVI sessione plenaria dell'UNESCO di Budapest la basilica è stata dichiarata monumento Patrimonio dell’Umanità. 

Note bibliografiche

Pitrè, G.,‘’Feste patronali in Sicilia’’, volume unico, Torino - Palermo, Carlo Clausen, 1900.

Title: Palazzo Cosentini

Palazzo Cosentini

Descrizione

L'edificazione del palazzo risale al terzo quarto del XVIII secolo per iniziativa del barone Raffaele Cosentini e del figlio Giuseppe e si concluse nel 1779. 

Il prospetto principale dell'edificio, a due piani, è delineato da due alte paraste, che terminano con un curioso capitello, arricchito da festoni e dalla conchiglia. I tre balconi del piano nobile si caratterizzano per la decorazione delle mensole, con mascheroni dai volti grotteschi e deformi; nel primo a sinistra sormontati da figure di musici, in quello centrale da figure alludenti all'abbondanza e in quello a destra con personaggi del popolo.

Riferimenti storici

Il palazzo si trova alla confluenza di due importantissime vie di comunicazione della città antica, la Salita Commendatore con la scalinata che metteva in comunicazione il quartiere inferiore con quello superiore e la strada di S. Rocco. Per questo motivo ai due cantonali si trovavano, come ci dice una descrizione dei primi anni del secolo XX, le statue dei protettori dei viandanti: S. Francesco di Paola, ancora esistente, e San Cristoforo o S. Rocco.

Iconografia

Nel prospetto laterale vi sono cinque mascheroni grotteschi che tengono in bocca animali simbolici, come la serpe e lo scorpione, sovrastati da figure allegoriche dell'abbondanza, come donne con grandi mammelle ed uomini che reggono cornucopie colme di frutti, alludendo alla ricchezza, vera o solo esibita, dei proprietari.

Title: Chiesa dell’Annunziata

Chiesa dell’Annunziata

Descrizione

La chiesa dell’Annunziata è considerata una delle chiese più antiche di Palazzolo, ma anche questa venne ricostruita dopo i danni subiti a causa del terremoto del 1693.  

L’esterno della chiesa presenta il portale caratterizzato da quattro colonne tortili binate, riccamente adornate da tralci di vite e fregi, che rappresentano motivi agresti tipici del barocco, ed è proprio per la particolarità di questo portale che viene considerata una delle chiese simboliche del barocco palazzolese.

L’interno è a tre navate, con l’altare maggiore in marmo colorato, raffigurante uccelli e motivi floreali, presenta anche un tabernacolo scolpito in marmo e caratterizzato da colonnine, sormontate da testine di putti. 

Riferimenti storici

Edificata probabilmente tra il XIII e il XIV secolo, nel 1474 la chiesa si arricchì di un tesoro d’arte, il contratto stipulato da Giuliano Maniuni, rettore della chiesa, con Antonello da Messina, in cui il più grande pittore siciliano dell’epoca si impegnava a dipingere su legno il grande quadro dell’Annunciazione. 

Questo capolavoro è rimasto nella chiesa fino al 1906, quando, acquistato dalla soprintendenza, con la motivazione della conservazione e del restauro, fu trasportato a Siracusa, e si trova oggi esposto nel Museo Bellomo. 

La chiesa ha una splendida facciata barocca ricostruita dopo il terremoto. Il progetto ed il disegno della facciata sono di Giuseppe Ferrara.

Riferimenti Botanici

Sulle colonne tortili della facciata sono presenti raffigurazioni di uva, melagrane, mele cotogne, pere e fichi. All’interno, l’altare maggiore è impreziosito da intarsi marmorei con motivi floreali di vario genere.

Title: Palazzo La Rocca

Palazzo La Rocca

Descrizione

Il palazzo fu costruito per iniziativa di Don Saverio La Rocca, barone di S. Ippolito. 

Di questa antica dimora dei La Rocca sono ancora visibili alcuni resti murari, con caratteristici archi ad ogiva. Il prospetto ad un piano, sobrio ed elegante, è caratterizzato da sette balconi sorretti ognuno da tre mensole in pietra pece, di cui le laterali sono più piccole mentre la centrale è più grande, che segue la curva del balcone. In esse vi sono raffigurate delle figure antropomorfe tra cui particolarmente interessanti il flautista, il suonatore di liuto, la popolana col bimbo in braccio, con i puttini nelle mensole piccole laterali. Dal grande portone d'ingresso si accede ad un atrio, in fondo al quale si trova una elegante scalinata a due rampe, da cui si accede alle stanze del piano nobile, che conservano ancora arredi settecenteschi, come le porte laccate ed i pavimenti in pietra asfaltica ed in maiolica. La facciata è chiusa da due paraste cantonali ed in basso da un cornicione continuo.

Title: Chiesa di S. Filippo Neri

Chiesa di S. Filippo Neri

Descrizione

È una delle chiese più importanti di Ortigia. 

Il portale principale di forma rettangolare possiede, ai suoi vertici, due mascheroni grotteschi, da cui partono due sirene, da cui è scolpita una piccola figura simile ad una lucertola, che rappresenterebbe la firma dell’architetto. L’interno della Chiesa presenta un’unica navata con decorazioni corinzie e stucchi di tonalità chiara. La facciata  presenta colonne in stile ionico con decorazioni geometriche ed è composta da due ordini architettonici: nel primo i tre ingressi sono sovrastati da timpani, con a fianco semicolonne con capitelli; Il secondo è delimitato da una cornice gettante e tre grandi finestre, che ripetono simmetricamente le aperture inferiori e conferiscono linearità ed eleganza all'insieme. Sulla pavimentazione c'è raffigurato un enigmatico disegno astratto che formerebbe una “Croce”, dove al centro vi è la botola dell’ossario in cui venivano sepolti i parrocchiani di allora. 

L'Abside è caratterizzata da un duplice arco di trionfo, sormontato al centro da uno scudo sostenuto da due putti, probabile emblema nobiliare della famiglia De Grande.

Riferimenti storici

Nel 1741, il vescovo di Siracusa monsignore Testa, oltre a cambiare l'oratorio di San Filippo Neri in Collegio di S. Carlo, mantenne l'antico nome. La fondazione della chiesa si deve alla nobildonna Margherita De Grandi, che donò i suoi averi per la realizzazione. Dopo la legge di soppressione del 1866, la chiesa restò aperta al culto e assegnata al Municipio che la concesse, il 1 aprile 1874, ai Confrati dei Bianchi pace e carità.

Iconografia

Accanto al portale principale, due tele raffigurano il martirio di Santa Lucia e quello di Sant’Agata; nel transetto destro è collocato il dipinto ottocentesco “Gesù nell’Orto degli ulivi”, del pittore napoletano Giuseppe Mancineli, mentre in quello sinistro si trovano un crocifisso ligneo settecentesco e nicchie di piccole reliquie, soprattutto parti di organi e scampoli di tessuti.

Title: Palazzo Fava

Palazzo Fava

Descrizione

Con una facciata che da in Via San Bartolomeo ed un’altra che si affaccia in via Castellana. Il palazzo è caratterizzato dalla ricca decorazione del portale che, racchiuso da semicolonne corinzie, presenta putti, elementi floreali ed è sovrastato da un timpano contenente uno stemma. 

Altro elemento di rilievo sono le mensole a sostegno dell’unico balcone, dove sono rappresentati due grifoni e due cavalli alati, con code pisciformi e mascheroni barocchi.

Riferimenti storici

Il Regno di Sicilia, tra il 1734 e il 1816, fu governato dalla dinastia borbonica, a seguito dell'incoronazione di Carlo III di Spagna nella cattedrale di Palermo, capitale del regno. 

Ancora oggi un monumento posto all'ingresso della cattedrale ricorda l'evento.

Iconografia

Sui mensoloni sono presenti figure mitologiche, come grifoni, cavalli alati e mascheroni grotteschi.

Title: Palazzo Beneventano del Bosco

Palazzo Beneventano del Bosco

Descrizione

All'ingresso del palazzo vi è un atrio composto da una volta con stucchi e da qui si aprono altri due portali che giungono all’interno del palazzo. 

Proseguendo dritti, ci si trova di fronte ad un cancello in ferro battuto, recante nella sua cima lo stemma nobiliare dei Beneventano. La pavimentazione del cortile è composto da un elaborato acciottolato bianco e nero, che disegna per terra un fantasioso tappeto di pietra. 

Nel balcone centrale vi è un monolite con le armi gentilizie dei Beneventano e l'epigrafe che ricorda la visita del Re di Borbone. La sua facciata si divide in tre ordini i cui lati sono delimitati da pilastri a gradoni. Le sei aperture laterali sono sormontate da timpani di forma semicircolare. La trabeazione, in stile merlato, cinge la parte superiore della facciata e presenta al centro un lavorato timpano triangolare. 

All’interno, le stanze sono riccamente decorate da affreschi policromi, stucchi e da cristalli, che provengono da Malta e Venezia. È presente anche la collezione di stampe antiche, raffiguranti mappe della città, della Sicilia e dell’Italia, e la lapide in onore della visita al palazzo di re Ferdinando. 

Il terzo piano del palazzo è composto da formelle poligonali che delimitano tutti i balconi, che sono sormontate da frontoni fregiati, con elaborate figure floreali scolpite in bassorilievo. Infine il frontone centrale corona la facciata del palazzo.

Riferimenti storici

Prima di essere acquistato dalla famiglia nobiliare Beneventano del Bosco, questo palazzo era un sito quattrocentesco, fatto costruire dagli Arezzo, e aveva ospitato, tra le sue mura, importanti organi giuridici e amministrativi come la Camera Regionale di Siracusa, il Senato della città e la Commenda dei Cavalieri del Santo Sepolcro. 

Il palazzo fu distrutto dal violento terremoto del 1693. 

I Beneventano furono un'antica casata nobiliare di Siracusa, Modica e Lentini. Essi possederono numerosi feudi e nelle citate città occuparono sempre posizioni di primo piano. Si chiamarono Beneventano "del Bosco" perché avevano un vasto feudo tra Siracusa e Floridia. 

Il re Ferdinando III di Borbone venne a Siracusa nel 1806, dove alloggiò durante la sua permanenza al palazzo. 

Vi soggiornò anche l'ammiraglio britannico Horatio Nelson, quando approdò con la sua flotta a Siracusa. 

Nel 1778 l’immobile fu acquistato dal barone Guglielmo Beneventano.

Title: Chiesa San Michele Arcangelo

Chiesa San Michele Arcangelo

Descrizione

La chiesa presenta un prospetto imponente a tre ordini, scandito da semicolonne nella parte centrale e da lesene nella parte laterale, culminate da una cella campanaria. Il primo ordine ha delle colonne corinzie sormontate da una cornice arricchita con scudi araldici. Il secondo ordine presenta, nella parte centrale, un finestrone chiuso con gelosie in ferro battuto e incorniciato con ghirlande floreali. Il terzo ordine presenta lesene piatte, culminanti in capitelli corinzi che inquadrano la cella campanaria e denotano un’impostazione neoclassica. 

Un timpano triangolare chiude in alto la facciata. 

L’interno è ha una navata e ha una pianta ellittica e un’abside semicilindrica, che è caratterizzato da decorazioni policrome, da innumerevoli stucchi, pitture, affreschi e sculture. Gli stucchi della volta, caratterizzati da motivi floreali e animaleschi, richiamano l’Eden e gli affreschi blu, azzurro, oro e verde danno vivacità all’insieme. 

L’alternanza di stucchi e affreschi ingannano l’occhio perché fanno sì che le decorazioni vengano scambiate per maioliche. La presenza delle grate gelosie, internamente ed esternamente alla chiesa, ricordano che in passato la chiesa e l’ex convento annesso erano abitati da suore di clausura, le agostiniane. Ai lati della navata, sui quattro altari minori in finto marmo, si collocano delle tele raffiguranti: S. Agostino, S. Michele Arcangelo, l’Adorazione dei Magi e un crocifisso in cartapesta. Nell’abside, invece, campeggia una grande tela di forma ovale che raffigura la Madonna del Buon Consiglio di sec. XVIII.

Riferimenti storici

Fu una delle pochissime costruzioni a Scicli che si salvò dal terremoto del 1693, ma nonostante ciò fu ricostruita interamente. I lavori furono affidati all’architetto Alessi, che iniziò l’opera nella seconda metà del 700, utilizzando tutto lo spazio disponibile per formare una quinta scenografica naturale. I lavori si conclusero a metà dell’800 sotto la guida dell’architetto Fama di Palermo.

Riferimenti Botanici

Ghirlande floreali.

Title: Chiesa di San Filippo apostolo

Chiesa di San Filippo apostolo

Descrizione

La chiesa è a croce greca e lo sviluppo piramidale nel frontone, deve la sua particolarità alla posizione centrale della cupola. 

La facciata è impostata su due ordini, di cui quello inferiore delimitato da paraste corinzie, dove il modulo centrale ha lo spazioso portale timpanato al primo ed una finestra affiancata da lesene nel secondo. Lo spazio interno, caratterizzato da una decorazione settecentesca, è a tre navate divise da pilastri poligonali e affiancati da colonne che reggono archi a tutto sesto, adornate da stucchi settecenteschi. 

Sull’altare maggiore vi è un dipinto del XVI secolo che ha per oggetto la Lavanda dei piedi.  

Sotto la chiesa vi è anche una cripta, dove furono sepolti i membri dell’Arciconfraternita di San Filippo Apostolo e contiene degli affreschi raffiguranti il tema della morte, le quattordici stazioni della Via Crucis e sulla maggiore è raffigurata la Deposizione di Cristo nel sepolcro. Sotto la cripta si trovano i rifugi antiaereo e ancor più sotto si trova un antico bagno di purificazione rituale ebraico.  

Riferimenti storici

Venne costruita nel luogo in cui sorgeva la quattrocentesca Sinagoga ebraica di Siracusa. La sua costruzione fu finanziata dalla Confraternita di San Filippo, che trasformò il “Mikveh” della preesistente Sinagoga in cripta sepolcrale per i confratelli defunti, raggiungibile da un’apertura posta in prossimità dell’ingresso della chiesa. 

Nel 1867 a San Filippo venne ospitato il priore di Sant’Agostino, il quale volle innalzare un altare provvisorio che potesse accogliere la statua dell’Addolorata che si venerava nella sua chiesa. Dopo il terremoto del 1693 si evidenziarono lievi danni che furono usati come motivazione ad effettuare un radicale rinnovo della chiesa. 

Con la ricostruzione furono sistemati i locali sotterranei che divennero ossario. Attualmente la Chiesa è stata riaperta al culto nel 2010 e dal 2014 è sede della Parrocchia di San Giovanni Battista, dove svolge quotidianamente funzioni parrocchiali.

Iconografia

Internamente è possibile ammirarvi l’Altare Maggiore in marmo e le statue di Santa Maria Addolorata, di Santa Maria Assunta e di San Francesco di Paola, nonché l’urna del Cristo Morto.

Title: Chiesa di San Rocco

Chiesa di San Rocco

Descrizione

La facciata si presenta a capanna, con un campanile, di poco più alto della chiesa, innalzato sul lato destro. È inquadrata da due massicci cantonali in pietra arenaria e rivestita di laterizi. Anche il campanile, sino alla cornice del cantonale, ne riprende lo stile presentando, nei due lati visibili dalla facciata, anch'esso pietra arenaria e laterizi, ripartiti in quattro piani con strette e piccole feritoie ad illuminarne l’interno; gli altri due lati sono realizzati in pietrame informe. L’ultimo ordine del campanile è, invece, interamente in mattoni e presenta paraste che inquadrano archi a tutto sesto. 

La facciata della chiesa è arricchita da un sontuoso ed elaborato portale in pietra arenaria, la cui struttura è unitaria con quella della finestra soprastante. Il portale presenta due paraste (a erma) per lato, con capitelli dorici e rilievi piumati. Il tutto è sormontato da un architrave riccamente scolpito e una cornice aggettante. Al di sopra della cornice, fra volute e fiamme, trova posto una meridiana scolpita anch'essa nella pietra arenaria. La finestra presenta decorazione a ovuli e fregi laterali ed è sormontata da un cornicione aggettante. Da menzionare la porta lignea intagliata con delle caratteristiche formelle fiorite, disegno che si ripresenta a metà nella scalinata.

L’interno è a navata unica, ripartita in quattro campate di differente dimensione da paraste con capitelli dorici. 

Il cornicione della cantoria è riccamente rivestito di stucchi. Altri stucchi e affreschi decoravano interamente la chiesa: degli affreschi restano solo poche tracce dalle quali si intuisce che complessivamente dovevano produrre un effetto ottico illusorio teso a deformare le linee dell’edificio.

Gli altari minori sono in marmo e legno e conservano alcune opere d'arte. Da menzionare, in particolare, la statua di San Rocco, una tela raffigurante la Madonna con ostensorio e santi datata all'inizio del XVII secolo e un'altra tela con la Comunione di Padri Benedettini del secondo quarto del XVII secolo.

Particolarmente interessante è la decorazione ad affresco illusorio della parete di fondo del presbiterio. Secondo modalità tipicamente barocche, la pittura sfonda le linee architettoniche, dando l'illusione che il presbiterio sia absidato e che tale abside abbia copertura a catino.

Il pavimento della chiesa è ancora quello originale in ceramica policroma. Il rivestimento smaltato è quasi interamente scomparso, ma in molti angoli è ancora leggibile l'originaria decorazione. Al centro della navata, in prossimità del presbiterio, una lastra in pietra copre l'ingresso alla cripta ove venivano posti i corpi dei benedettini.

Riferimenti storici

La chiesa di San Rocco o Fundrò (o anche detta Condrò) e l'attiguo monastero appartennero ai Benedettini dal 1622. I monaci originariamente occupavano un monastero con annessa chiesa in contrada Fundrò (da qui il nome con cui la chiesa viene comunemente denominata), al confine fra i territori di Piazza e di Enna.

Il feudo e l'abbazia erano proprietà della famiglia degli Uberti e quando Giovanni degli Uberti si ribellò a re Martino, al tempo dei Quattro Vicari, la signoria venne concessa, il 6 dicembre del 1393, a Nicolò Branciforte. Nel 1396, in seguito alla lotta fra le fazioni catalana e latina, i borghi di Fundrò, Rossomanno, Polino e Gatta furono distrutti e gli abitanti obbligati a trasferirsi a Piazza e Castrogiovanni. I degli Uberti riuscirono a riacquisire la signoria sul feudo di Fundrò solo il 30 marzo 1397 grazie a Scaloro. La chiesa venne riedificata con le elargizioni dei cittadini di Piazza, ma già nel 1418 le condizioni statiche della fabbrica erano precarie. Il nuovo priore, Guglielmo Crescimanno, piazzese, la fece riedificare e fra le rovine dell’edificio precedente fu rinvenuta una statua della Madonna. Nel frattempo, la città di Enna aveva occupato il feudo impedendo ai legittimi proprietari di rientrarne in possesso.

Nel 1421 Alfonso il Magnanimo ordinò che il feudo di Fundrò fosse restituito alla città di Piazza. La città di Enna temporeggiò e nell’anno 1445 vendette diversi feudi, fra cui Fundrò, ad alcuni nobili, riservandosi il diritto di riscatto. La città di Piazza fece appello al viceré, che nel 1453 diede l'investitura di metà Fundrò (ovvero dei feudi venduti) ad Enna e restituì i feudi rimanenti, la parte più cospicua, a Piazza. Nel frattempo la città di Piazza riparava la chiesa di Santa Maria in Fundrò e costruiva il monastero dei Benedettini. Nel 1560 un devastante incendio rese inagibile il complesso e i monaci si rifugiarono a Piazza dove, riuscirono a reperire i fondi per ricostruirlo.

Il feudo di Fundrò, ormai senza abitanti ad esclusione dei monaci, divenne una sede scomoda per i religiosi che si accordarono con i giurati di Enna, che gli avevano promesso la chiesa di Santa Sofia e dei locali annessi. L’abate fra' Germano da Capua ottenne dal vescovo di Catania, nel 1612, il permesso al trasferimento. I cittadini di Piazza vissero l’accaduto come un mancato riconoscimento della loro devozione e delle donazioni fatte a quel monastero e fecero appello al Tribunale di Monarchia, tanto che l’abate rinunciò al trasferimento. Per risolvere la situazione intervenne l’abate Angelo da Fondi che ottenne il trasferimento nella città di Piazza dei monaci, con decreto emesso a Parma il 1º dicembre 1621. Vennero concessi ai monaci la chiesa di San Rocco, del 1613, mentre una nobile, Virginia Tirdera, donò l'abitazione adiacente alla chiesa. Con un contratto che reca la data del 15 aprile 1622, alcuni nobili si obbligarono a edificare una chiesa degna dell’ordine e a rendere l’abitazione un adeguato monastero.

Nel 1866, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, i monaci vennero espulsi e i locali dell’abbazia divennero sede del Comune di Piazza Armerina.

Note bibliografiche

Cagni, P. Piazza Armerina nei secoli, Piazza Armerina, 1969.

Title: Palazzo del Vermexio

Palazzo del Vermexio

Descrizione

Il palazzo del Vermexio, detto anche Palazzo del Senato, era, in origine, un cubo perfetto, diviso a metà altezza da un lungo balcone che separa, anche stilisticamente, i due ordini: l’inferiore rinascimentale, il superiore barocco. 

Il primo piano è impostato su schemi classici, con le grandi finestre timpanate, le paraste decorate in bugnato dorico toscano e la trabeazione decorata con triglifi e metope. 

Chiude la costruzione una vasta decorazione con festoni, tra i capitelli ed un cornicione fortemente aggettante. In esso Vermexio volendolo quasi “firmare”, vi scolpì nell’angolo sinistro, un minuscolo geco (detto in siracusano “scuppiuni”) o lucertola: epiteto conferito all’architetto a causa della sua rara magrezza ed altezza. All’interno dell’atrio è parcheggiata la carrozza settecentesca (1763) del Senato, realizzata su modello delle berline austriache. 

I sotterranei del palazzo invece hanno restituito i resti di un primitivo tempio in stile ionico, risalente alla seconda metà del VI sec. Il basamento misura 59 x 25m. 

Sono sopravvissuti i frammenti di un enorme capitello e la parte inferiore di una colonna, che ha, la caratteristica di essere rivestita, fino a una certa altezza, da una fascia non scanalata, nella quale dovevano trovare posto dei bassorilievi.

Riferimenti storici

I più importanti interventi architettonici che riguardano il Palazzo Vermexio furono la realizzazione di un attico nel 1870 e, intorno agli anni ‘60, l’aggiunta di un nuovo fabbricato.

Gelone, una volta giunto al potere, abbandonò il progetto del tempio ionico preferendo avviare i lavori per la costruzione dell’Athenaion dorico.

Title: Cattedrale di Sant’Agata

Cattedrale di Sant’Agata

Descrizione

La Cattedrale di Sant’Agata fu edificata in onore della santa patrona della città e fu costruita sui resti delle Terme Achilliane, delle strutture termali risalenti al IV-V secolo e situate sotto Piazza del Duomo. All’entrata si trova un corridoio con volta a botte, ricavato nell’intercapedine tra le strutture romane e le fondamenta della Cattedrale di Sant’Agata, ed all’interno è costituita da tre navate, adornate da opere pittoriche, e ai suoi lati si trovano le statue di San Giovanni e della Madonna Addolorata. Il portone principale è costituito da 32 formelle finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di Sant’Agata, con stemmi di diversi Papi e simboli della cristianità, mentre ai lati della porta si trovano le statue di San Pietro e di San Paolo. Di fronte all’altare è stata collocata la tomba di Vincenzo Bellini, musicista catanese di rinomato prestigio.

Il campanile risale al 1387 e ha un’altezza superiore ai 70 metri.

Riferimenti storici

Nel 1232 la città di Catania ed altre città siciliane parteciparono ad una rivolta contro gli Svevi, tuttavia Federico II di Svevia, re di Sicilia, per punire i rivoltosi, minacciò di uccidere tutti gli abitanti  e di radere al suolo la città. Subito dopo si pentì e invalidò l’ordine, poiché assistendo ad una messa in cattedrale lesse una frase miracolosamente comparsa sul suo libro: “non offendere la patria di Sant’Agata, poiché è vendicatrice dei misfatti”.

Iconografia

Nel 1520 Sebastiano del Piombo raffigura il Martirio di sant’Agata: nell’opera, conservata a Palazzo Pitti, compare la Santa accompagnata dai suoi carnefici. Questi, attraverso grosse tenaglie, sono colti nell’atto di recidere le mammelle, mentre sullo sfondo si prepara il supplizio dei carboni ardenti.  

Title: Ex Monte delle Prestanze

Ex Monte delle Prestanze

Descrizione

Il Monte delle Prestanze, detto anche Monte di Pietà, fu costruito sull’attuale piazza Umberto I, al posto della ormai abbattuta chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire. 

Sotto il progetto del Bonaiuto dovevano esserci solo due livelli, con l’ingresso principale a nord, sulla Via Teatro, con due scaloni, uno a destra e uno a sinistra, che portavano al primo piano, mentre il secondo piano venne realizzato nei primi del ‘900. 

Oggi è proprietà e sede del Banco di Sicilia, chiamata ora Unicredit.

Title: Palazzo Vescovile Schininà

Palazzo Vescovile Schininà

Descrizione

Il palazzo è su due livelli e presenta un ampio prospetto, arricchito dal portone centrale con arco semicircolare e sculture ornamentali. Al primo piano è composto da sette balconi, tra cui spicca il balcone centrale riccamente ornato da intagli e sculture. 

Dal cortile del palazzo parte un sontuoso scalone, delimitato da eleganti balaustre in pietra che conducono al piano nobile del palazzo.

Riferimenti storici

Il palazzo venne costruito verso la fine del Settecento dalla Famiglia Schininà di Sant’Elia. Nella prima metà del XIX secolo venne ereditato dai figli Giuseppe e Giambattista, che lo divisero in due parti, dove nell'ala sud, nel 1841, nacque la Beata Maria Schininà del Sacro Cuore. L'ala nord, invece, dal 1926 al 1935 fu sede della Prefettura della nuova Provincia di Ragusa e, nel 1949, fu ceduto dalla marchesa Carlotta Schininà al parroco della chiesa di San Giovanni Battista perché divenisse sede del Seminario.

Oggi ospita anche il Vescovato e gli uffici della Curia Diocesana.

Riferimenti Botanici

Lo stemma della famiglia è composta da un giglio ed una cometa, sormontata da una corona, ed è posta sopra il portone d'ingresso.

Title: Palazzo Iatrini

Palazzo Iatrini

Descrizione

L’esterno offre un magnifico balcone, sorretto da ricche mensole ad intaglio con maschere. L’interno presenta numerosi ambienti, con un’accogliente corte con cisterna, sedili e giardino.

Title: Chiesa di San Benedetto

Chiesa di San Benedetto

Descrizione

La chiesa di San Benedetto è una chiesa cattolica dedicata a san Benedetto da Norcia.

La struttura è celebre soprattutto per la scalinata dell'Angelo, uno scalone marmoreo all’ingresso adorno di statue con raffiguranti alcuni angeli. La porta d'ingresso è in legno e sulle formelle sono riportate scene della vita di San Benedetto. La chiesa è ad una navata ed ha la volta completamente affrescata con scene della vita di San Benedetto. 

La chiesa fa parte del complesso conventuale delle suore benedettine, che comprende anche la badia maggiore e la badia minore, collegate da un ponte coperto, ed è completamente affidata a loro.

Riferimenti storici

Il terremoto del 1693 segnò profondamente l'assetto socio-economico della città, cancellando quasi la totalità della produzione artistica precedente.

Title: Palazzo Trigona

Palazzo Trigona

Descrizione

Questo palazzo, considerato come il palazzo barocco più bello della città, apparteneva alla potente famiglia Trigona, marchesi di Canicarao. 

Sulla facciata troneggiano tre grandi aquile aragonesi in pietra, a memoria delle origini regali della famiglia, è divisa in due ordini orizzontali e in tre corpi, e presenta un’imponente portale arcuato posto in corpo avanzato delimitato da un doppio ordine di pilastri, con capitelli di tipo corinzio, arricchiti da formelle in bassorilievo raffiguranti motivi floreali, che sorregge il possente balcone centrale, racchiuso da una pregevole inferriata in ferro battuto. A fianco del portale vi sono sei finestre per lato che si presentano di forma trapezoidale, incassate in un elegante cornice di pietra bianca, arricchite nella parte superiore da timpani circolari a base aperta e da cartigli posti nella parte inferiore. Sotto le finestre più esterne vi sono due portoncini arcuati che conducono ai magazzini sotterranei del palazzo. 

Il cortile interno è delimitato da grandi balconate, che si proiettano dalla facciata interna in ordine decrescente, fino ai piani più bassi.

Riferimenti storici

Nei sontuosi saloni venivano organizzati i balli in onore della regina di Napoli, ai quali partecipava tutta l’aristocrazia netina.

Un ala del palazzo Trigona viene gelosamente custodita, quale abitazione, dall’ultima marchesa di Canicarao, mentre il resto dell’edificio, proprietà del Comune, è già in gran parte ristrutturato e ad oggi ospita conferenze, mostre e convegni. 

A restauro ultimato divenne anche sede dell’Istituto Internazionale di Scienze Criminali. 

Il palazzo venne progettato in un primo momento da Rosario Gagliardi ma venne poi completato da Vincenzo Sinatra e i fratelli Labisi.

Title: Basilica di San Paolo

Basilica di San Paolo

Descrizione

È la più importante chiesa della città.

Sulla parte scenografica troviamo una scalinata a rampa unica di 11 gradini, che raccorda il piano stradale con il sagrato su cui insistono i tre archi del portico d'accesso alla basilica.  

La suggestiva facciata barocca è opera di Vincenzo Sinatra, ripartita su tre ordini, divisi in tre corpi al primo livello, ad unico corpo centrale per i restanti livelli, caratterizzati da volumetrie via via decrescenti. 

Il primo ordine è delimitato da paraste angolari curvilinee che raccordano la contro facciata, determinando nell'atrio due arcate sfalsate laterali con sviluppo ad ogiva, dove corpo centrale, per due livelli, è ulteriormente arricchito da coppie di colonne binate aggettanti, che contribuiscono ad esaltare la prospettiva convessa di tutta la struttura. L'arcata centrale poggia su colonne parimenti, sormontate da capitelli corinzi.

Il secondo ordine ricalca lo schema del corpo centrale del primo, con lesene ai lati della grande arcata. All'interno della campata è collocato un gruppo statuario, raffigurante un Gesù Cristo con globo crucigero, con ai lati due angeli osannanti. Due grandi volute raccordano il corpo centrale al livello inferiore, conferendo all'insieme slancio e simmetria e sulle mensole superiori sono collocati vasi fiammati decorazioni. 

Il terzo ordine è costituito da un solo corpo centrale, abbellito da coppie di lesene binate e colonne a sostegno dell'arco. 

L'ambiente interno ha funzioni di cella o loggia campanaria, e chiude la prospettiva una cuspide a bulbo, contornata da vasi decorati con fiammati croci sommitali. La superficie esterna del bulbo reca uno stemma raffigurante una spada che sostiene tre corone sovrapposte, simboleggianti gli ordini feudali: l'ordine demaniale o civico proprio delle città regie, l'ordine feudale o baronale e l'ordine ecclesiastico.

Riferimenti storici

In epoca aragonese, sul sito era presente un luogo di culto dedicato a Santa Sofia. Più tardi, in età spagnola, il nuovo tempio fu edificato sull'area che occupava la preesistente chiesa della santa. L'edificio fu in parte perfezionato anche nel 1657, anno in cui fu intronizzato il simulacro di San Paolo dove, nel mese di settembre del 1688, fu eletto patrono e protettore di Palazzolo Acreide. 

Il terremoto di Santa Lucia del 13 dicembre 1990 determinò un lungo periodo di chiusura.

Note bibliografiche

Pitrè, G., ‘’Feste patronali in Sicilia’’, volume unico, Torino - Palermo, Carlo Clausen, 1900.

Title: Chiesa San Giuliano ai Crociferi

Chiesa San Giuliano ai Crociferi

Descrizione

Sul frontone spezzato, che sovrasta il portale d’ingresso, poggiano due figure allegoriche femminili e il breve sagrato, invece, è decorato da una tessitura di sassi bianchi e neri. 

La cupola è avvolta da un loggiato poligonale, dove le religiose, spesso provenienti da famiglie della nobiltà catanese, seguivano la processione della festa di S. Agata che, la notte del giorno 5, saliva lungo la Via Antonino Di Sangiuliano. L’interno, avvolto da una suggestiva luce dorata, è composto da un grande spazio ottagonale in cui trovano posto le ampie cappelle e gli altari. 

Tra il 1743 ed il 1749 circa venne costruito il prospetto su Via dei Crociferi, ispirato a modelli del barocco romano.

L’intero edificio viene completato intorno al 1754 e adornato nella prima metà dell’Ottocento.

Title: Chiesa di San Carlo Borromeo

Chiesa di San Carlo Borromeo

Descrizione

La chiesa è nota anche come Chiesa del Collegio per l’annesso monastero dei gesuiti. 

Edificata a partire dal 1730, è dell’antica residenza dei Gesuiti di Noto. 

All’interno è a pianta longitudinale, con tre navate coperte da una volta a botte e scandite da semi colonne. La concavità dell'abside è richiamata, nei pressi del portale, da un corrispondente atrio curvilineo. Nella cantoria, sopra l’ingresso della chiesa, si trova un organo settecentesco ampiamente decorato.

La facciata, a tre livelli, è caratterizzata dall'uso di colonne libere coronate da capitelli di ordine dorico, ionico e corinzio e dal caratteristico andamento mistilineo-convesso. 

Riferimenti storici

La chiesa andò a sostituire la costruzione che esisteva in precedenza, crollata in seguito al terremoto della Val di Noto del 1693. 

La  campana e l'altare maggiore provengono dalla chiesa dei Gesuiti della Noto Antica.

Note bibliografiche

Puglisi, V., "Studi e interventi sul prospetto della chiesa di San Carlo Borromeo a Noto", in Annali del Barocco in Sicilia. Il restauro del Barocco nella città storica, Gangemi, Roma 2004

Title: Palazzo Nicolaci

Palazzo Nicolaci

Descrizione

L’inizio dei lavori cominciò nel 1720, anche se fu completato da Vincenzo Sinatra soltanto nel 1765. Residenza nobiliare urbana della famiglia Nicolaci, in pieno stile barocco, la facciata è caratterizzata da un ampio portale fiancheggiato da due grandi colonne ioniche e sormontato da una balconata; ai lati troviamo una sequenza di balconi delle inferriate in ferro ricurvo, sorretti da mensoloni in pietra scolpita con le sembianze di figure quali sirene, leoni, sfingi, ippogrifi, cavalli alati e angeli.

L’edificio si articola su quattro piani: il pianterreno, detto “dammusato”, destinato alle scuderie ed ai magazzini per le scorte di generi alimentari; il primo piano, detto “mediastino”, era l’abitazione del barone, Giacomo Nicolaci, committente dell’edificio; il piano superiore era adibito a residenza nobile dei familiari; l’ultimo piano, il sottotetto, era destinato alla servitù.

Riferimenti storici

L’ala principale di palazzo Nicolaci è stata acquistata dal Comune di Noto nel 1983 ed è stata completamente recuperata grazie ad una serie di restauri, operati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa sotto la guida dell’architetto Giovanna Susan. Questi interventi sono stati mirati al ripristino degli appartamenti, con il rifacimento dei pavimenti, delle carte da parati, del restauro dei dipinti e degli affreschi che decoravano tutti gli ambienti del piano nobile.

Iconografia

Sulla facciata del palazzo sono state scolpite figure grottesche come ippogrifi, leoni, sfingi, sirene, angeli e cavalli alati. 

All’interno dell’edificio, nel Salone delle feste, troviamo sul soffitto una copia dell’allegoria del carro di Apollo che insegue l’Aurora, di Guido Reni.

Title: Abbazia di San Benedetto

Abbazia di San Benedetto

Descrizione

Questa abbazia, nonostante le distruzioni del terremoto del 1693, conserva ancora intatta la sua qualità spaziale seicentesca.

All’interno è a navata unica con un profondo presbiterio e triburio a crocera, con tre cappelle per parte. 

La facciata possiede, al primo ordine, tre campi definiti da paraste doriche, con trabeazione a fregio a triglifi e metope figurate, mentre al secondo ordine ionico è limitato al campo centrale, con trabeazione che presenta nel fregio bombato un bassorilievo continuo. 

Il prospetto del convento, scandito dall’ordine gigante tuscanico, mostra una distribuzione di finestre di disegni vari, oculi ovali e di balconi. Le membrature architettoniche sono impreziosite da volute, cartocci, putti, mascheroni, conchiglie, festoni, e i prospetti laterali hanno un impianto semplificato.

La terza cappella di destra è dedicata a S. Gertrude e alle due estremità del transetto ci sono altari uguali, in marmo, dove a destra si trova una statua in legno policromo della Madonna del Rosario; 

La seconda cappella a sinistra accoglie l’Ultima comunione di San Benedetto, pala di Sebastiano Conca.

La prima cappella a sinistra, sede del battistero, mostra il Martirio di S. Sebastiano, pala di ignoto del ’700.

Riferimenti storici

Il complesso monumentale fu fondato nel 1614 per volontà del Principe don Francesco Branciforte e della moglie donna Giovanna d'Austria, dove la spesa superò gli 80.000 scudi. I lavori iniziarono nel 1616 e furono terminati nel 1646, come si legge nella lapide posta sulla porta maggiore.

La struttura ed il disegno sono ad opera di Padre Valeriano De Franchis.

Title: Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

Descrizione

La chiesa di San Domenico è una architettura fra le più importanti del barocco. Fu edificata come istituzione conventuale dei padri domenicani presenti già in Noto antica fra il 1703 ed 1727. 

La facciata è a due ordini, il primo dorico ed il secondo ionico, mentre la parte centrale sporge verso la strada con forma convessa. 

L'interno è strutturato su una pianta a croce greca allungata, con cinque cupole riccamente decorate da stucchi e con altari laterali con dipinti settecenteschi, tra i quali spicca in particolare la Madonna del Rosario di Vito D'Anna. 

L'ex convento è stato in gran parte ricostruito eccetto che nell'ala verso sud.

Riferimenti storici

L’ex convento adiacente fu la nona istituzione dell'Ordine dei frati predicatori in terra di Sicilia, fondata nel 1344 e originariamente sotto il titolo dell'Annunziata.

Note bibliografiche

Tobriner, S.,  La genesi di Noto, Bari, Edizioni Dedalo, 1989.
Touring Club Italiano-La Biblioteca di Repubblica, L'Italia: Sicilia, Touring editore, 2004.
Lopez, J.,  "Quinta parte dell'Istoria di San Domenico, e del suo Ordine de' Predicatori’’, pagina 366.

Title: Palazzo della Cancelleria

Palazzo della Cancelleria

Descrizione

Il palazzo venne edificato dalla famiglia Nicastro, nella prima metà del XVIII secolo.

Il prospetto principale si affaccia su una piazzetta in cui confluiscono due diramazioni della lunga scalinata. Il balcone è sorretto da cinque enormi mensole di stile ancora seicentesco, che disegnano tre grandi volute, dietro la ringhiera in ferro battuto. L'apertura è incorniciata da due lesene, con volti di cherubini e sormontata da un timpano dalle linee spezzate. Il sottostante portale d'ingresso, probabilmente costruita in epoca successiva, con le sue linee fortemente aggettanti fuoriesce dallo spazio scandito dalle due lesene laterali. Il prospetto laterale, anch'esso delimitato da alte lesene, ospita due finestroni raccordati con una cornice mistilinea con i balconi del primo piano; questi sono di dimensione più contenute, rispetto alla tribuna principale ma ne ripetono il motivo seicentesco nelle mensole, a due sole volute. 

Riferimenti storici

I Nicastro, presenti a Ragusa dal 1577 con Mariano Nicastro non partecipavano attivamente alla vita sociale tramite cariche elettive, né erano annoverati fra i nobili dell'antica Ragusa, solo  dopo il  matrimonio di Filippo Nicastro con la baronessa Giampiccolo la famiglia iniziò a partecipare alla vita pubblica. I Nicastro raggiunsero l'opulenza nel 1760, data che segnò non solo l'ultimazione del palazzo, ma anche il momento di massima contribuzione di censo. 

Acquistata dal Comune nella seconda metà del XIX secolo, divenne sede della Cancelleria comunale e da essa ha preso il nome.

Title: Monastero di San Benedetto

Monastero di San Benedetto

Descrizione

La struttura ed il disegno dell'opera sono di Padre Valeriano De Franchis. 

Il monumentale prospetto della Chiesa e del monastero è costruito con una nobile e contenuta linea Barocca, costruita con intaglio di travertino bianco locale, detto "Pietra di Santa Barbara". 

La Chiesa all’interno è costituita da un unica navata con sei cappelle laterali, presenta raffinate decorazioni a stucco e altari in marmo della prima metà del '700. Nella seconda cappella di destra, dedicata a Gesù Bambino, abbiamo la sepoltura del fondatore, don Francesco Branciforti, dove una lapide ricorda la sua prematura morte, dovuta ad avvelenamento da Arsenico. Un importante coro ligneo occupa lo spazio presbiteriale dietro l'altare maggiore, che raffigura centralmente i Misteri Dolorosi e Gloriosi e lateralmente le storie della vita di San Benedetto ed un crocifisso ligneo seicentesco sovrasta il coro. Altre opere importanti al suo interno sono una tela intitolata Comunione di San Benedetto del 1741 di Sebastiano Conca, una statua in legno policromo della Vergine del Rosario risalente ai primi del '600 e un busto argenteo del 1719 raffigurante San Benedetto. 

L'ex Monastero è oggi adibito a sede municipale, dove dal bel cortile interno si accede alla ricca Biblioteca Comunale.

Title: Chiesa di Santa Chiara

Chiesa di Santa Chiara

Descrizione

Progettata da Rosario Gagliardi intorno al 1730, venne completata nel 1758 e fu annessa al monastero. 

L'esterno è caratterizzato dalla presenza di una torre campanaria, ornata negli angoli da due capitelli. All’interno presenta una pianta centrale di forma ellittica, sul modello delle chiese ellittiche romane edificate tra Cinquecento e Seicento. Lo stile architettonico barocco si riconosce grazie alle numerose decorazioni con stucchi e putti. Sulle dodici colonne interne sono presenti le statue degli apostoli, eseguite dal decoratore e stuccatore Basile. Nell'altare di destra è conservata la pala del 1854, I Santi Benedetto e Scolastica, del pittore palermitano Salvatore Lo Forte.  In quello di sinistra è, invece, custodita una Madonna col Bambino cinquecentesca in marmo, attribuita ad Antonello Gagini.

Riferimenti storici

Originariamente l'unico portale della chiesa era quello situato lungo Corso Vittorio Emanuele, ma  verso la fine del XVIII secolo ne fu aggiunto un altro dal lato di via Pier Capponi, a causa di alcuni lavori lungo il Corso. Dopo il completamento dei lavori fu però riscontrato un notevole abbassamento del piano stradale, che rese pertanto inagibile il portale originario, tanto che oggi l'unico accesso alla chiesa è quello da via Pier Capponi.

La chiesa è stata oggetto di lunghi lavori di restauro, conclusi nel 2006 a cura dello Studio di ingegneria Stancanelli-Russo di Catania e dell'Architetto Giovanni Amandorla di Palermo.

Title: Cattedrale di Maria Santissima delle Vittorie

Cattedrale di Maria Santissima delle Vittorie

Descrizione

La cattedrale di Piazza Armerina è dedicata a Maria Santissima delle Vittorie. Nel febbraio del 1962 papa Giovanni XXIII la elevò alla dignità di basilica minore.

La cattedrale attuale fu iniziata nel 1604, continuata dall'architetto Orazio Torriani, completata nel 1719. Elemento dominante, la cupola, che, con i suoi 76.5 m di altezza e i 13.88 metri di diametro, è la più alta della Sicilia.

Il campanile, alto 40 metri, in stile tardo gotico catalano, risale al XV secolo ed è quello di una precedente chiesa, al posto della quale venne eretta l'attuale cattedrale.

Il portale, del XVIII secolo, presenta elementi di stile barocco siciliano.

L'interno della cattedrale è dominato dall'alta cupola centrale. Dall'arco trionfale pende una grande croce dipinta su entrambi i lati, recante la raffigurazione della crocifissione e la resurrezione di Cristo, opera del 1485 convenzionalmente riferita al «Maestro della croce di Piazza Armerina», e un battistero realizzato da Antonuzzo Gagini nel 1594.

L'altare maggiore in lapislazzuli, pietre dure e marmi siciliani, col pavimento e la balaustra dell'abside, sono realizzati dal maestro palermitano Filippo Pinistri su disegno dell'architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia. La sopraelevazione comprende la custodia in argento sbalzato del 1625, che contiene l'immagine di Maria Santissima delle Vittorie, patrona della città e della diocesi, cesellata dall'argentiere caltagironese Giuseppe Capra nel 1627, la manta in oro, argento e smalti per proteggerla, ideata e realizzata dall'orafo palermitano don Camillo Barbavara. 

Lungo le pareti laterali del presbiterio è disposto il coro dei canonici, intagliato nel 1795 dai maestri locali Domenico Parlagreco, Luigi Montalto e Liborio Parlagreco su disegno fornito dagli architetti Francesco e Pietro Laganà da Modica. Sulla sinistra, posizionato su una pedana aggettante, è collocato il seggio vescovile. Abbelliscono le pareti sul lato destro al di sopra del coro le tele raffiguranti l'Epifania o Adorazione dei Magi proveniente dalla chiesa di Sant'Agata, e San Benedetto e il servo di Re Totila di Giuseppe Salerno, sul lato sinistro lo Sposalizio mistico di Santa Caterina di Giuseppe Salerno e il Martirio dei Santi Quaranta. 

Riferimenti storici

Durante la campagna di riconquista e ricristianizzazione dell'isola, il Gran Conte Ruggero ricevette da Papa Niccolò II il vessillo decorato con l'immagine della Vergine Maria.

Dopo il buon esito dell'impresa locale, la restaurazione della Contea di Sicilia affidata agli Altavilla, fu richiesta e imposta dai cittadini a titolo onorifico la gelosa custodia del sacro vessillo..

Dopo la rivolta dei Baroni, con le sanguinose repressioni da parte del sovrano nei confronti di chi aveva trovato temporaneo rifugio altrove, prevedendo le bizzarre azioni del re che minacciava di mettere a ferro e fuoco l'abitato e il conseguente trasferimento della reliquia a Palermo, nel 1161 i notabili la rinchiusero segretamente in una cassa di legno e la seppellirono all'interno dell'eremo di Santa Maria in contrada Piazza Vecchia.

La costruzione in stile gotico - catalano sotto il titolo di «Santa Maria Maggiore», è un edificio arricchito tra il '400 e il '500 da una poderosa torre campanaria e da un arco marmoreo gaginesco nel battistero, espressione del rinascimento siciliano.

Nel 1516 Panfilia Spinelli, vedova di Giovanni Andrea Calascibetta - Landolina, senza eredi, baronessa dei feudi Scalisa e Malocristianello, dona questi feudi e 60.000 scudi alla chiesa madre per restaurarla e ingrandirla.

Il tempio fu seriamente danneggiato da un terremoto nel 1542. Il barone Marco Trigona nel 1598, tra le sue volontà testamentarie dispose che la maggiore chiesa di Piazza, sua erede universale, con le rendite appositamente destinate, dovesse essere ampliata e allargata nella fabbrica. In sequenza, alcuni blocchi della struttura furono demoliti e riedificati: nel 1627 l'abside, nel 1705 il corpo della navata.

Nel 1626 - 1627 fu chiamato a guidare l'arcidiocesi di Catania, il romano Innocenzo Massimo, che volle mettere fine alla querelle interminabile circa la ricostruzione del nuovo duomo di Piazza Armerina, opera che si protraeva da quasi trent'anni, e che aveva già visto fallire almeno tre validi progetti. La proposta vescovile fu accettata dall’architetto Orazio Torriani, che poté innalzare il nuovo e imponente edificio sulle rovine dell'antica chiesa madre, inglobandovi quanto restava del precedente campanile e dell'arco gaginesco, coadiuvato dai maestri Maria Capelletti milanese e Domenico Costa messinese. L'opera ebbe inizio il 24 ottobre 1627.

Per il rifacimento fu favorito l'utilizzo del laterizio alternativo alla pietra, sia come materiale da costruzione, sia come elemento decorativo. Le tremende scosse del terremoto dell'11 gennaio 1693  lasciarono miracolosamente illesa la città, che celebra ogni anno l'anniversario dell'evento. A ricordo imperituro fu edificata una chiesa con titolo appellativo del tremuoto. Dopo un'ulteriore interruzione di circa quarant'anni a cavallo fra il 1666 e il 1705, il duomo fu completato nelle strutture e inaugurato solo nel 1742, periodo dopo il quale si avvicendarono nuove maestranze.

Note bibliografiche

Di Marzo, G., I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti, Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo, Volume I e II, Palermo, Stamperia del Giornale di Sicilia.

Title: Fontana della Ninfa

Fontana della Ninfa

Descrizione

La Fontana della Ninfa Zizza si trova all'interno della corte del Castello dei Branciforti a Militello in Val di Catania. Il bassorilievo che raffigura la ninfa, opera di Giandomenico Gagini, sta al centro della composizione, fiancheggiato da due teste di leoni con alla base una vasca ottagonale, è sormontata da una maschera di satiro. La ninfa è rappresentata frontalmente, con la mano sinistra che trattiene il seno da cui sgorga l'acqua, mentre con l'indice della mano destra indica un cartiglio aperto. Nella base del bassorilievo l'iscrizione presenta le parole: QVI SITIS PARCE MENTIRI.

Riferimenti storici

Nel 1605 le acque della sorgente di contrada Zizza vengono condotte in paese con un acquedotto, dove nel 1607, il Principe Francesco Barresi Branciforte si adopera affinché in città giunga l’acqua potabile dall’antica sorgente. A ricordo dell’evento c'è costruita, su parete, la monumentale fontana all’interno dell’atrio dello stesso Castello: il bassorilievo marmoreo, collocato inizialmente al centro della fontana monumentale sita nell'omonima Piazza della Zizza, negli anni novanta, è stato sostituito da una copia e trasferito nel cortile del museo Sebastiano Guzzone di Militello in Val di Catania, dove rimase esposto fino a Marzo del 2006.

Title: Palazzo Ducezio

Palazzo Ducezio

Descrizione

Questo palazzo è sede del municipio e la sua denominazione è in onore di Ducezio, fondatore della città. Fu progettato da Vincenzo Sinatra nel 1746, ma venne portato a compimento solo nel 1830 e il secondo piano venne costruito nella prima metà del XX secolo dall'architetto Francesco La Grassa. 

La facciata, convessa, è caratterizzata da 20 arcate, sorrette da colonne con capitelli ionici nella sezione inferiore e da tredici finestroni rettangolari nella sezione superiore. 

All'interno abbiamo la sala degli Specchi, il salone ovoidale arredato con mobili in stile Luigi XV e grandi specchi, scolpiti dall'avolese Sebastiano Dugo. Nella volta della sala campeggia La Fondazione di Neas, affresco neoclassico del pittore Antonio Mazza, che raffigura la fondazione di Noto da parte del condottiero siculo Ducezio.

Riferimenti storici

La pittura centrale sulla volta, attribuita ad Antonimo Mazza, è stata realizzata nel 1826, e raffigura una allegoria di Ducezio, dove un ufficiale mostra il sito di Neas sul monte Alveria, sito sul quale, in età pre-ellenica, sarà riedificata la città fortificata di Noto Antica per difendersi dall'attacco dei Greci. Nei riquadri laterali vi sono, invece, iscrizioni che riguardano i fasti della città di Noto ed espressioni tratte da Diodoro Siculo, Littara e Randazzo. Sul lato sinistro v'è anche un telegramma di Garibaldi ai patrioti di Noto del 1860.

La Sala degli Specchi è il salone di rappresentanza della città e continua, ancora oggi, ad ospitare delegazioni illustri e manifestazioni di pregio, come la firma del protocollo d'intesa tra gli Otto Comuni UNESCO per la creazione del distretto culturale. Il salone è stato utilizzato per ricevere molti Capi di Stato e, dopo la chiusura negli anni Novanta e il successivo restauro, è stato riaperto il 14 luglio del 2001 in occasione della visita della delegazione del Governo Ungherese, per il gemellaggio tra la città e l'Ungheria, che coinvolgeva i due poeti Sador Petofi e Giuseppe Cassone, traduttore italiano del poeta ungherese. In quell'occasione il governo ungherese ha regalato alla città un busto in marmo, oggi posto all'entrata del Municipio.