Barocco siciliano

Barocco siciliano

Title: Palazzo Biscari

Palazzo Biscari

Descrizione

Al palazzo si accede attraverso un grande portale su via Museo Biscari, adornato di una grande scala a tenaglia. All'interno si trova il "salone delle feste" in stile rococò, dalla complessa decorazione fatta di specchi, stucchi e affreschi. Il cupolino centrale, precedentemente utilizzato come alloggiamento dell'orchestra, è coperto da un affresco raffigurante la gloria della famiglia Paternò Castello di Biscari, e vi si accede attraverso una scala decorata a stucco all'interno della grande galleria affacciata sulla marina.

Riferimenti storici

L’edificio venne realizzato per volere della famiglia Paternò Castello dei principi di Biscari a partire dalla fine del Seicento e completata nel secolo successivo, in seguito al catastrofico terremoto dell'11 gennaio 1693.

Title: Monastero dei Benedettini S.Nicolò

Monastero dei Benedettini S.Nicolò

Descrizione

All'interno è presente il sacrario dei caduti della I e II guerra mondiale. Con pianta a croce latina, è considerata una tra le chiese piÚ grandi della Sicilia. All'esterno è incompiuta con 4 coppie di colonne mozze e il prospetto. 

Il monastero appare diviso dal resto della città, ed è costituita da un alto muro di cinta su cui si aprono i due portali principali: il primo a nord è situato in fondo alla via Gesualdo Clementi, il secondo, affacciato su piazza Dante, in corrispondenza dell'antico monastero cinquecentesco. Da questo secondo portale si accede all'enorme corte esterna che ha funzioni di filtro tra il mondo esterno laico e quello religioso dell'edificio. 

Circondato da un grande cortile, sorge il monastero vero e proprio, celebrato da Patrick Brydone nel 1773, che lo definì la “Versailles siciliana”. Un'infinita serie di volute, fiori, frutti, mascheroni mostruosi, putti, e ninfe adornano le mostre delle finestre e i balconi, mentre le paraste giganti a punta di diamante e coronate da capitelli corinzi, denunciano la loro natura ornamentale nel cornicione sovrastante che non vi poggia direttamente a causa di una frangia decorativa fatta di volute e conchiglie che sembra pendere dal cornicione. Al centro della facciata principale, ad interrompere la sua sfarzosa teatralità barocca, troviamo il maestoso portale nella sua semplice linearità. 

La struttura interna dell'edificio appare estremamente simmetrica con i due vasti chiostri quadrati, sui cui lati corrono lunghi corridoi che si intersecano e su cui si aprono le porte delle celle dei monaci, dei frati, dell'appartamento dell'abate e di quello del re.

Riferimenti storici

Gli edifici monastici di San Nicolò l'Arena occupano un'area enorme, che cinge su tre lati la grande chiesa.

La chiesa venne costruita su progetto dell'architetto romano Giovanni Battista Contini a partire dal 1687 e conserva il grande organo barocco di Donato Del Piano.

Title: Palazzo Beneventano

Palazzo Beneventano

Descrizione

È stato ricostruito dopo il terremoto del 1693. 

Molto vistose sono le decorazioni grottesche e appariscenti che dominano i balconi: ogni balcone è sostenuto da mensoloni raffiguranti animali fantastici e mascheroni antropomorfi. Grazie ai ghirigori ricurvi in ferro battuto, i balconi dominano la scena, creando degli interessantissimi giochi di luce che movimentano tutta la struttura. I colori tenui della facciata, che si contrappongono al colore scuro del ferro battuto, rendono questa costruzione leggera, elegante, sofisticata e allo stesso tempo bizzarra e fantastica. In cima al cantonale svetta lo stemma della famiglia Beneventano, ornato da due teste di mori, diventato uno dei simboli di Scicli, dove alla base troviamo S. Giuseppe. La presenza dei putti negroidi nello stemma di famiglia probabilmente è da collegare al fatto che i Beneventano erano attivi nel commercio di schiavi nel Mediterraneo.

Riferimenti storici

I mascheroni, le espressive decorazioni e i mensoloni sembrano seguire un filone narrativo che rimanda alle scorribande dei Saraceni e dei pirati del Mediterraneo, e alla loro conseguente cattura, tanto che la maggior parte delle sculture hanno espressioni aggressive, quasi spaventose, proprio a voler narrare a chi li osserva la paura di quei momenti.

Iconografia

Una Madonna guerriera, incursioni saracene, angeli e demoni come sicuri custodi del tempo, tutto in essa si combina e la religiositĂ  in accordo con la vita civile, per un gusto barocco del vivere.

Title: Chiesa S. Giovanni Evangelista

Chiesa S. Giovanni Evangelista

Descrizione

La facciata, a tre ordini, presenta una superficie concavo convessa, doppie semi colonne che  accentuano lo sviluppo verticale, evidenziando lo stacco tra il partito centrale, convesso, e i due laterali, concavi. Nel primo ordine, scandito da colonne ioniche, si apre il portale d’ingresso, preceduto da una scalinata. Due nicchie occupano i partiti laterali. Il secondo ordine, caratterizzato da colonne in stile corinzio, è abbellito da una preziosa gelosia in ferro battuto. Il terzo ordine riprende l’ordine composito del secondo, chiuso da due piedistalli alle estremità, realizzato nel 1802 da don Salvatore Alì. La facciata si chiude con un timpano spezzato, nel quale è incisa la data di fine lavori, ovvero 1803. 

L’interno si configura come un cilindro a sezione ovale, introdotto da una galleria con piccoli absidi semicircolari e concluso da un vano a sezione rettangolare, anch’esso con l’abside semicircolare. L’interno ha una fisionomia neoclassica, dove tra le semi colonne, sono collocati quattro altari. La volta, a guscio di noce, presenta una decorazione ricca di stucchi e dorature, ben lontani dal clima culturale tardo barocco. Nella parte alta del vestibolo, tre medaglioni raffigurano vedute paesaggistiche di Scicli.

Riferimenti storici

Fu fondata prima del 1300 quando fu istituita la “Confraternita dei Nobili Bianchi”, conosciuta a Scicli per le sue opere di carità e di misericordia in favore della popolazione sino al 1860. Successivamente la chiesa fu ceduta ai monaci di San Benedetto, i quali costruirono un monastero che diede impulso alle attività religiose ed economiche della città. La struttura crollò in seguito al terremoto del 1693 e i lavori di ricostruzione iniziarono tra il 1760 e il 1765. L’ultima fase dei lavori relativi alla decorazione interna, con stucchi e dorature, fu opera dell’architetto don Vincenzo Signorelli che firmò i disegni nel 1854.

Iconografia

Al suo interno è conservata un’opera del XVII secolo, il cosiddetto “Cristo di Burgos”, di provenienza spagnola che raffigura un Cristo crocifisso con una veste sacerdotale, iconografia molto rara in Italia. 

Nella cultura cristiana medievale, le uova di struzzo sono emblema del corpo di Cristo, della sua morte e della sua resurrezione. L’uovo di struzzo si considerava il più bello tra le uova sia per le sue dimensioni che per la perfetta curvatura. Una leggenda, altresì, legava il Cristo allo struzzo che “tornava alle sue uova poco prima della schiusa, provocando la rottura dei gusci, spargendovi sopra il suo sangue e liberando i suoi piccoli, così come il Salvatore col suo sangue ha liberato il genere umano”.